Un sano dibattito interno farà crescere il Pdl
La prima Festa provinciale del Pdl tenutasi nel Cuneese, a Cervere, il 24 e 25 settembre scorsi non è stata soltanto una bella occasione di confronto con l’elettorato: credo che ognuno di noi, lasciato il tavolo di dibattito, sia tornato a casa con molti spunti su cui riflettere.
Il confronto, infatti, mi ha reso una volta di più consapevole dell’importanza di mettere il cittadino al centro della politica del nostro partito. Ed auspico che questa sia la linea del segretario Angelino Alfano che sta impostando un faticoso e meritorio percorso di crescita del Pdl.
Il cittadino al centro della politica del nostro partito
Ora servono segnali concreti. Uno intendo darlo personalmente, dal seggio di Montecitorio: ogni volta che sarò chiamato a votare una legge, sarà mio impegno valutare, prima ancora del merito, se e quanto questa norma andrà ad incidere sulla vita quotidiana del cittadino, se e quanto la stessa contribuirà a far crescere l’aggravio burocratico, se e quanto essa potrà tradursi in un ostacolo per chi dovrà rispettarla. Sarà questa una piccola, ma voglio sperare significativa, iniezione liberale, con l’auspicio che altri colleghi – tanti ve ne sono che, almeno a parole, condividono questa ispirazione – la mettano in pratica.
Un partito che metta al centro il cittadino non può poi prescindere da un vivace dibattito tra le sue componenti.
La capacità di confrontarsi in modo costruttivo
Ho respirato per anni “l’aria della Prima Repubblica”, ho cercato di leggere e di informarmi su come, in quella oggi bistrattata stagione, si faceva politica. L’elemento comune che contraddistingueva allora sia le maggiori formazioni politiche sia quelle più piccole era la capacità di discutere internamente e di confrontarsi. Tale confronto era sicuramente più agevole nei movimenti politici di dimensioni ridotte, ma anche in quelli maggiori il dialogo era comunque preservato e reso possibile attraverso svariati canali, primo tra tutti il “correntismo” inteso come veicolo di sano confronto che garantiva, in definitiva, la crescita del partito.
La Democrazia cristiana, ma anche il Partito socialista, aveva saputo consolidarsi ed affermarsi proprio grazie a questa introspezione. La Dc, poi, oltre alle storiche “correnti”, sapeva trarre spunto e dinamismo da numerose aree rappresentative della società civile, come le Acli, la Coldiretti, il sindacato.
Si trattava di un vero e proprio patrimonio che consentiva al partito una maggiore consapevolezza dei problemi sociali, e in definitiva una maggiore incisività nell’azione politica.
Io credo che il Pdl debba trarre spunto da quella stagione.
Con ciò non intendo dire che oggi, nel Popolo della libertà, sia assente il dibattito interno: il punto è che troppo spesso non si tratta di un confronto sui valori, sulle idee, sui problemi concreti, ma, al contrario, di un confronto che muove da taluni personalismi per sfociare nella sterile contrapposizione.
Se vogliamo essere un partito, dobbiamo superare questi ostacoli: torniamo ad un confronto costruttivo ed affidiamolo alla sintesi del segretario politico.
L’auspicio è proprio questo: imparare a parlare e a parlarci, impostare un percorso di maturazione che porti il Pdl ad affermarsi come la vera casa dei moderati, capace di accogliere le istanze e i bisogni del cittadino. è questo che va posto al centro della nostra azione politica con concretezza e buona volontà.
Enrico Costa

