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12 gennaio 2012 – 13:43 | No Comment

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Province tagliate: sì, ma si parta da Trento e Bolzano

Inserito da su 12 gennaio 2012 – 13:11Nessun commento

Pensavamo che a difendere strenuamente le Province dall’abolizione fossero solo i leghisti e invece la levata di scudi in Parlamento è stata equanime. Quindi le Province non spariranno, almeno non subito, e non verranno meno nemmeno le imposte che ne accompagnano la gestione, con Giunta o senza che diventino e nonostante il previsto numero ridotto di consiglieri.
Si è trovato un compromesso con cui si stabilisce che i mandati si concludano alla loro scadenza naturale, mentre per quelli che vanno a scadere successivamente non è in programma che si vada ad elezioni, ma che arrivi un commissariamento in attesa di un intervento complessivo.

Riforma poco incisiva
Per ora si incide, parzialmente, sui costi della politica. L’applicazione della norma che prevede che la titolarità di qualsiasi carica elettiva sia onorifica, senza dare luogo ad alcuna forma di remunerazione, indennità o gettone di presenza, si applicherà “a decorrere dal rinnovo degli enti” previsti.
Certo, voler cancellare le Province per decreto pareva piuttosto avventato. Un decreto legge deve avere caratteristiche di urgenza che qui, francamente, non si vedono. Meglio lasciare che il Parlamento valuti un progetto di riforma del Titolo V della Costituzione che preveda una siffatta abolizione e affronti la questione valutando bene tutte le implicazioni.
Anche perché un decreto abrogativo non avrebbe potuto minimamente incidere sulle cosiddette autonomie, visto che la penna un po’ troppo frettolosa del Governo si era inizialmente scordata di un ‘dettaglio’: le Province autonome sono disciplinate dai rispettivi Statuti che hanno valore di legge costituzionale su cui una legge ordinaria non può incidere.

Cosa si può fare realmente
Le Province avrebbero dovuto venire soppresse alla nascita delle Regioni (oltre 30 anni fa) poiché le rispettive funzioni si sovrapponevano. Quanto ci costa mantenerle ancora in vita?
Secondo la Cgia di Mestre, attivissima nel redigere questo genere di studi, la cancellazione delle Province italiane farebbe risparmiare allo Stato non più di 510 milioni di euro l’anno. Detto questo, però, aggiunge che è irrealistico pensare ad uno scenario che preveda un perfetto e rapido passaggio di consegne delle competenze in capo agli enti in via di estinzione verso Comuni e Regioni (cui andrebbe una grossa fetta delle spese gestionali risparmiate, nonché il personale). Anzi, i tempi sarebbero probabilmente molto più lunghi di quanto inizialmente ipotizzato: si pensi che per il distacco della città di Lodi da Milano l’iter durato è 12 anni.
Nel frattempo l’antipolitica ci urla che le Province ‘costano’ dai 14 ai 17 miliardi di euro e che lo Stato eliminandole risparmierebbe la stessa somma.
Ma le Province non costano questi soldi, casomai li spendono per svolgere i loro servizi. Una volta abolite, l’onere di provvedere a strade, scuole e quant’altro passerebbe a Comuni e Regioni. Che potrebbero spendere persino di più!
Davvero, dunque, meglio lasciare il Parlamento ad occuparsi della cosa: abolendole o modificandone struttura e funzioni in rapporto agli altri enti locali (come proposto anni fa da Raffaele Costa sulle pagine di questo giornale).

Scandalosa autonomia!
Soprattutto per affrontare una volta per tutte lo ‘sconcio’ delle Province autonome, che – come le Regioni a statuto speciale – hanno da tempo perso il senso storico, sociale ed economico della loro istituzione e costituiscono solo un ingiustificato privilegio.
Moody’s ha declassato l’Italia da Aa2 ad A2. Eppure Trento e Bolzano se la passano meglio: le due Province autonome – ora a livello Aa3 – mantengono un rating superiore proprio per l’unicità del loro Statuto.
Farina del loro sacco? Meriti degli amministratori? Figurarsi! Le Regioni a statuto speciale  presentano livelli di spesa che solo in parte sono coperti da entrate proprie. Ciò vuol dire che i privilegi di alcuni territori sono stati in gran parte garantiti dallo sforzo fiscale fatto dai contribuenti delle realtà a statuto ordinario.
Un meccanismo che non ci possiamo più permettere e che, questo sì, andrebbe eliminato per ripristinare il principio di equità ed uguaglianza tra tutti i territori. Quell’equità che dicono piaccia tanto a questo Governo.

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