Il 2012 sia l’anno del cittadino consumatore
12 gennaio 2012 – 13:43 | No Comment

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Perso il treno delle riforme liberali?

Inserito da su 12 gennaio 2012 – 13:16Nessun commento

Dispiace doverlo dire, ma, da un Governo presieduto da Monti e Catricalà, considerati campio- ni dei mercati liberalizzati, ci attendevamo ben di più.
Parliamo della partita delle liberalizzazioni che avrebbe dovuto qualificare la manovra e che, via via, invece, ha finito per annacquar- si, fino ad essere di fatto neutralizzata. La sensazione, dunque, è che si sia persa una grossa occasione: il Governo ha subìto passivamente le pressioni della lobby che hanno centrato l’obiettivo: bloccare un serio processo di liberalizzazione, potenzialmente in grado di portare importanti vantaggi per i cittadini.
Il caso della vendita dei farmaci di fascia C da allargarsi alle parafarmacie e ai supermercati è emblematico. Non ci saranno: si è allargato solo e leggermente il ventaglio di prodotti farmaceutici offerti in questi due canali di vendita, ma nulla di sostanziale: nulla in grado di mettere davvero in competizione – a beneficio del paziente – farmacie, parafarmacie e supermercati.
Quasi che il farmacista, addetto alla vendita nelle parafarmacie o nei vari corner, sia meno qualificato di quello delle farmacie tradizionali… Evidentemente, si vuole mantenere il concetto ‘dinastico’ in questo settore, anziché far svolgere alle parafarmacie un degno ruolo di presidio sanitario nel territorio.
Cosa non ha funzionato? Hanno prevalso le lobby, i centri di potere che, manovrando, sono riusciti a far proseliti tra i parlamentari, tanto di centro-destra quanto di centro-sinistra. Un pizzico di delusione in più lo riserviamo, dunque, per la posizione del Pdl da cui ci saremmo attesi uno sforzo ed un atteggiamento più coraggioso. Ci si fregia, nel nome del Partito, del termine ‘Libertà’, ma in nome di quale libertà ci si è opposti alla proposta?
Abbiamo un’Italia sull’orlo della recessione. Forse abbiamo già imboccato quella strada senza nemmeno accorgercene. Offrire nuove opportunità a chi fornisce beni e servizi così come a chi li consuma e favorire la concorrenza avrebbero potuto garantire una nuova spinta ai consumi, con prezzi ed offerte probabilmente più allettanti.  Non a caso si è detto che le liberalizzazioni creano un ambiente imprenditoriale propedeutico alla crescita e che l’apertura dei mercati può produrre, anche in tempi brevi, nuovi posti di lavoro. Non è automatico, ma è sicuramente una condizione necessaria.
Le farmacie come le libere professioni ed i taxi: liberalizzazioni che non sono mai andate avanti in Italia, sia per l’esplosività del contenzioso politico ad esse legato ed all’interesse politico dei parlamentari a non scontentare qualche grande elettore sia perché le lobby fanno presto a minacciare la paralisi del traffico o dell’aspirina. E, a loro volta, le associazioni delle parafarmacie sono troppo deboli per reggere l’urto dei farmacisti. Così come leggero è il peso dei giovani architetti e avvocati che sostengono la meritocrazia e non gli Ordini.
Simili preoccupazioni dovrebbero essere più lievi per un governo di tecnici eppure la gestazione delle misure di deregulation è stata un entra-ed-esci. Risultato: i taxisti cantano vittoria, i farmacisti pure e gli Ordini hanno allontanato l’amaro calice.
Certo è che il Governo Monti, rinunciando a liberalizzare, ha dato prova di una oggettiva debolezza. Che mai potrebbe fare se fosse chiamato a metter mano agli interessi dei grandi monopoli: ad esempio gas ed autostrade? Anche su queste ultime, l’Esecutivo dei tecnici ha sicuramente segnato il passo. La materia autostradale rientrava, in un primo tempo, tra le competenze della nuova Authority dei trasporti, nel secondo tempo invece ne è rimasta fuori.
Cosa è successo nell’intervallo? Insomma: alla fine di questo round hanno purtroppo prevalso i ‘poteri forti’. I privilegi dei ‘padroni del vapore’ non sono ancora stati rimossi, anzi. Questa è la vera casta. Non una ‘casta di persone’, bensì una vera ‘casta di categoria’.

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