Il 2012 sia l’anno del cittadino consumatore
12 gennaio 2012 – 13:43 | No Comment

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Mancano i soldi? Si liberalizzi, dice a sorpresa la sinistra

Inserito da su 12 gennaio 2012 – 13:33Nessun commento

A volte ci si sgola a predicare, inascoltati, le virtù di uno Stato minimo in economia per poi vedersi d’un tratto sorpassare – anche nelle più rosee aspettative – da Pubbliche amministrazioni sempre più squattrinate e attanagliate dall’impellente bisogno di incassare denaro. Anche a costo di perdere preziosi e ‘utilissimi’ posti nel governo o nel sottogoverno delle infinite aziende a capitale pubblico o misto che costellano il Belpaese.
Ma la fretta – come si suol dire – rischia di essere una cattiva consigliera. Così, nell’anno delle liberalizzazioni, taluni Comuni sembrano più preoccupati di far tornare i propri bilanci che di trovare strategie per rendere più efficienti i servizi pubblici.

I liberisti? Sono a sinistra
Curioso notare che a sbandierare con vigore il vessillo di questo inatteso liberismo – che però somiglia un po’ ai saldi di fine stagione – siano quasi tutte amministrazioni di sinistra: a Milano si è appena chiuso il bando per la vendita del 27,95% della società aeroportuale Sea (o in alternativa del 18,6% della holding stradale Serravalle insieme al 20% di Sea). Obiettivo: trovare i 350 milioni indispensabili per chiudere in pareggio l’esercizio corrente. A Torino si sta studiando la parziale privatizzazione di tre società che dovrebbe portare nelle casse del Comune circa 200 milioni: Amiat, che si occupa di rifiuti; Trm, che gestirà il termovalorizzatore; la Gtt, responsabile del trasporto pubblico urbano. A Firenze si cercano 20 milioni per il 2012 ed è iniziata una specie di battaglia per la privatizzazione di Ataf che gestisce il trasporto pubblico locale nonché per lo scorporo della società patrimoniale da quella di gestione.

Capitalismo municipale
La gran parte dei sindaci, anche se costretti a ricorrere a questo strumento, si impone cautela. Ma c’è anche chi va oltre i soli problemi di bilancio e mostra di avere una visione più strategica. Insomma, anche a sinistra sembrano aver capito che tanto il capitalismo di Stato quanto – soprattutto – quello municipale hanno fatto il loro tempo e, senza farne una questione ideologica, è evidente che ricette possibili per far funzionare le società di servizi pubblici locali vadano ricercate studiando diverse forme di collaborazione con il privato se non la loro completa dismissione.
Sono troppe e molto spesso mal gestite da amministratori che sono tali il più delle volte solo per nomina politica e non per titoli.
A fine 2009 erano ben 5.512 le società partecipate e controllate dagli enti locali, con 7.677 Comuni azionisti su 8.081. Ogni Comune, peraltro, è presente in 8 società attive non solo nei settori tipici delle public utilities (energia, trasporti, rifiuti), ma anche nelle infrastrutture, nel commercio, nelle attività ricreative, culturali e sportive e addirittura nell’industria e nelle telecomunicazioni. Con una ramificazione territoriale che può contare su oltre 11 mila unità locali, per un totale di addetti vicino alle 270 mila unità.

Una terza via?
La strada verso le liberalizzazioni – totali o parziali – è ancora lunga e piena di contraddizioni. Ma da quest’anno tutti gli enti locali dovranno cominciare a farci i conti per produrre servizi meno cari e più efficenti. Avvalendosi per quanto possibile di capitali privati la cui presenza – è stato dimostrato – è associata a una maggiore redditività ed efficienza, oltre che ad un minore indebitamento.
Ciò che importa è che non si continuino a confondere (o a spacciare) le privatizzazioni con le liberalizzazioni, soprattutto da parte di chi gestisce la cosa pubblica.
Privatizzare senza liberalizzare permette troppo spesso di creare vere e proprie rendite di posizione per i privati che subentrano nella gestione delle imprese di pubblico servizio che vengono poste sul libero mercato. Ci auguriamo quindi che non solo le liberalizzazioni precedano ogni possibile privatizzazione, ma che diventino esse stesse una efficace alternativa per una migliore gestione di servizi pubblici ed utilities.

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