Consulenze esterne: è fauna-mania
Ricordate lo scalpore suscitato la scorsa estate dall’elenco di consulenze affidate dagli enti pubblici nel 2006 e pubblicato per volontà di Brunetta sul sito della Pubblica amministrazione (cfr. Il Duemila n. 19/2008)? Ebbene, la saga tragi-comica continua. Da alcune settimane sono infatti online anche gli incarichi affidati a collaboratori e consulenti esterni nel primo semestre del 2008. E chi sperava in una bella sforbiciata rimarrà deluso: Regioni, Province, Comuni, Comunità montane e via discorrendo hanno infatti comunicato oltre 176 mila incarichi per un totale di compensi erogati che sfora i 580 milioni di euro. E, nota bene, si tratta di un dato assolutamente parziale visto che all’appello manca ancora più del 50% delle amministrazioni pubbliche.
Come sempre, anche a questa tornata non mancano le curiosità: torneremo in maniera più approfondita sull’argomento nel prossimo futuro, intanto ve ne anticipiamo alcune… “bestiali”.
A come… anfibi
Nel Belpaese delle consulenze e degli incarichi esterni, non poteva mancarne una dedicata a… rane, rospi e ranocchi.
La Comunità montana della Valle Cavallina, in provincia di Bergamo, oltre ad aver organizzato un corso di aggiornamento per le guardie ecologiche volontarie sulla “Conservazione degli anfibi in Lombardia” , ha anche incaricato un consulente della realizzazione del progetto “Mitigazione dell’impatto del traffico stradale sulle popolazioni anfibie”. In altre parole, uno studio ad hoc per evitare che rane & co. finiscano schiacciate mentre attraversano la strada. Con semafori a misura di anfibi?…
C come… cervi
Per studiare l’“uso dello spazio e dell’habitat da parte del cervo nella riserva naturale dell’Acquerino Cantagallo” la Provincia di Prato ha investito 53.500 euro. Se l’è cavata con meno la Provincia di Trento che per “lo studio del comportamento del cervo nel bacino del Travignolo mediante dati radiotelemetrici” ha sborsato appena 17.350 euro.
G come… gamberi
Dall’elenco delle consulenze esterne affidate dalla Provincia autonoma di Bolzano, fanno capolino anche due esperti incaricati di effettuare i “rilevamenti e le analisi della situazione dei gamberi”. Naturalmente “di acqua dolce”.
L come… lepri (e lupi)
La lepre variabile merita di essere studiata a fondo. La Valle d’Aosta ha infatti arruolato un consulente per le “indagini e analisi faunistico ambientali per lo studio della lepre variabile” (70 mila euro) e uno per lo “studio su messa a punto della metodologia e esame dieta alimentare della lepre variabile” (6 mila euro). Le lepri non sono però le sole a meritarsi un consulente: per il “monitoraggio specie lupo (canis lupus) mediante wolf-howling” se ne sono andati 8.750 euro, poco meno di quanto speso per il “monitoraggio demografico e l’inventario dei chirotteri presenti in valle”.


se la meta di questi soldi fossero usati veramenti per gli animali saremmo a posto con la lotta contro il randagismo da diverso tempo
lorenzo croce
presidente nazionale
associazione italiana difesa animali ed ambiente
Credo che sia l’ora di finirla con la demonizzazione gratuita di “presunti sprechi”, solo per correre un’onda di “presunto risanamento” che colpisce i piccoli e salva la faccia ai potenti!!! Qui si sta parlando di fondi elargiti da pubbliche amministrazioni, nel pieno delle proprie facoltà, per progetti di ricerca realizzati in ottemperanza a normative europee (contravvenendo le quali si va incontro a multe salate), e, mi preme dirlo, erogati anche e spesso per sopperire ai continui tagli alla ricerca operati dal governo centrale, e destinati a finire nelle tasche di giovani precari, che con questi salari di certo non si arricchiranno. Mi chiedo cosa ne sappia il giornalista (o il ministro stesso) del ruolo che “rane, rospi e ranocchi” svolgono negli ecosistemi della Lombardia e più in generale del loro valore per la conservazione degli habitat naturali.
Certo, non escludo che, sparando nel mucchio, qualche caso di “malagestione” dei fondi pubblici salti fuori. Ma non è certo il tema della ricerca svolta a qualificarla come tale…
Se continuiamo di questo passo tutto diventa uno spreco (contributi per manifestazioni culturali, attività sportive, attività editoriali, ecc.) e perdiamo di vista le vere nefandezze di questo paese!!! Occhio gente!!!
Caro Costa,
ammesso che senz’altro il problema degli sprechi esiste e va combattuto, mi spiega cortesemente perchè ritiene la ricerca faunistica e la salvaguardia dell’ambiente degli sprechi?
Tralasciando gli obblighi a cui dobbiamo assolvere come paese membro dell’UE (Direttiva Habitat ad es.) non è forse
un nostro dovere salvaguardare quel poco che non abbiamo ancora distrutto?
E per farlo, non dobbiamo prima studiare ed effettuare ricerche in modo da definire quali sono le priorità (visto che non è purtroppo possibile salvare tutto?).
Anche non considerando il punto di vista strettamente conservazionistico, per sapere quante risorse possiamo prelevare dal nostro territorio (che siano risorse idriche o selvaggina il discorso non cambia) non dobbiamo prima sapere quante sono, come variano nel tempo e nello spazio, quali fattori le influenzano, e cosa succederebbe all’ambiente e quindi anche noi se queste diminuissero?
Sono sicuro che una persona capace e intelligente come lei sia interessata a combattere i veri sprechi della nostra burocrazia, e non a colpevolizzare dei poveri ricercatori pagati poche migliaia di euro all’anno per farsi il mazzo tra le montagne a studiare i lupi.
La cura delle clientele e i finanziamenti accordati alla ricerca faunistica da pochi amministratori illuminati sono due cose ben distinte.
Fiducioso nella sua disponibilità ad avviare un confronto la prego di rispondermi.
Cordialmente,
Ugo Mellone
Alcune precisazioni. Primo: non era certo nostra intenzione mettere in dubbio la valenza e l’importanza della tutela della fauna e dell’ecosistema né tanto meno l’impegno profuso da molti ricercatori, sovente precari, che si dedicano al proprio lavoro con passione e diligenza. Siccome si tratta però di consulenze esterne della Pubblica amministrazione pagate con i soldi dei contribuenti, ci pare giusto che i cittadini siano informati e che tutto avvenga nella massima trasparenza.
Secondo: Il Duemila si batte contro sprechi e privilegi da tempi non sospetti, da quando cioè nessuno era disposto a fare le pulci ad enti e ministeri e i costi della politica non erano ancora diventati così “di moda”. Non si tratta dunque di cavalcare un’onda, ma semplicemente di proseguire su un cammino tracciato oltre vent’anni fa e che nel corso degli anni non ha mai risparmiato nessuno, neppure i “potenti” (ci siamo battuti per anni contro i costi e/o i privilegi del Quirinale, del Parlamento, delle Regioni a statuto speciale ecc.).
In questo caso, lo spreco non è certo costituito dalla salvaguardia dell’ambiente né dall’oggetto del singolo studio o della consulenza, semmai dal fatto che si debba ricorrere a collaboratori esterni quando i dipendenti in forza alla pubblica amministrazione di certo non mancano. La consulenza dovrebbe essere uno strumento cui l’amministrazione ricorre in casi eccezionali e non trasformarsi nella regola.
Siamo i primi a credere che sia necessario conservare il patrimonio floreale e faunistico, a patto però che gli studi e i progetti siano effettivamente volti alla tutela di specie a rischio d’estinzione, ecosistemi e habitat e non si trasformino, invece, in sprechi di risorse pubbliche. Come per altri settori, quali la cooperazione internazionale, anche in questo caso il fine è indubbiamente nobile, giusto ed apprezzabile. Siamo certi che la pratica lo sia sempre altrettanto? Ed è proprio di questo che ci si dovrebbe indignare perché non c’è nulla di più disdicevole di uno spreco camuffato da nobile causa.
Forse il passo successivo alla pubblicazione dell’elenco delle consulenze sul sito del Ministero della Pubblica amministrazione potrebbe essere pubblicizzare i risultati degli studi e dei progetti, non solo per dissipare qualsivoglia dubbio, ma per sensibilizzare al contempo l’opinione pubblica su questi temi.
Cordiali saluti.
Lorenza Viotto
No. no, no… non ci siamo.
Se un giornalista ha (legittimamente, come tutti noi) a cuore il destino dei fondi pubblici e riconosce l’utilità della ricerca scientifica e della gestione faunistica volta alla salvagiuardia delle risorse naturali, non scrive un articolo ridicolizzando i contenuti delle ricerche con frasi come:
“uno studio ad hoc per evitare che rane & co. finiscano schiacciate mentre attraversano la strada. Con semafori a misura di anfibi?…”
oppure
“due esperti incaricati di effettuare i “rilevamenti e le analisi della situazione dei gamberi”. Naturalmente “di acqua dolce”.”
Qui, diciamoci la verità, si è preso spunto da un articolo di un tale Cramer che il 1 febbraio ha affrontato (con più sfacciata ironia) lo stesso tema su un quotidiano nazionale.
Il fatto è che il malinformato giornalista in questione avrebbe fatto bene a documentarsi prima di ironizzare sui poveri gamberi di fiume (beh sì, esistono anche loro!!) o su tecniche consolidate di monitoraggio del lupo (mi riferisco al wolf-howling).
E un’ultima precisazione sulle consulenze. Se le amministrazioni avessero in organico le professionalità per svolgere le attività di cui si sta parlando, sarei il primo a tacciarle di spreco. Ma così di fatto non è. Quindi la via più razionale affinchè i soldi siano spesi bene è quella di selezionare le professionalità migliori in uno specifico ambito e affidare loro incarichi. E’ semmai su come vengano vagliate le “professionalità migliori” che ci sarebbe da discutere…
Cordialmente
Mi rallegra vedere che non era sua intenzione screditare la ricerca faunistica e la conservazione della natura. Peccato che i toni ironici e offensivi dell’articolo mi avevano indotto a pensare il contrario.
Modalità di affidamento degli incarichi: a mio parere, dato il carattere estremamente specialistico di queste, è sicuramente più economico per un ente affidare delle consulenze temporanee che degli incarichi fissi. Lo sa che in Italia le persone in grado di svolgere un censimento di gamberi o di lupi, oltre a non coincidere mai, si possono contare sulle dita di una mano?
Per quanto riguarda la divulgazione dei risulatati nella maggior parte dei casi questa già avviene, anche se non è raccolta e pubblicizzata a livello ministeriale (dato il carattere spesso molto locale delle ricerche).
Cordialmente,
Ugo Mellone