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12 gennaio 2012 – 13:43 | No Comment

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‘Casa dei Liberali’ abbiamo gettato le fondamenta

Inserito da su 12 gennaio 2012 – 13:14Nessun commento

Il Paese non cresce senza i Liberali e senza politiche liberali. Per questo serve un nuovo ‘spazio aperto’, una ‘casa comune’ dove tutti coloro che si ispirano a questi principi possano confrontarsi e fare politica.
Questa ‘in pillole’ la sintesi dell’interessante confronto di Mondovì, dove, nei giorni scorsi, si è riunita la Direzione Nazionale dell’Unione Liberale di Centro. Tanti gli invitati, di diversa appartenenza politica, ma di comune matrice ideologica: un’occasione di confronto in un momento in cui si avverte essere più importante la riflessione rispetto alla propaganda. Si sono gettate così le ‘fondamenta’ della casa.
A Mondovì sono intervenuti in tanti, tra cui il senatore Enzo Palumbo, presidente del Consiglio nazionale del Pli ed il suo responsabile organizzativo, Roberto Amiconi. Tema dell’incontro la costruzione di una casa comune per i liberali.

Tutti contro tutti
Aprendo i lavori, l’on. Enrico Costa ha sottolineato il disorientamento dei cittadini verso le istituzioni e soprattutto verso la politica. Attraverso una disamina della recente storia del Paese, a partire dagli anni del Pentapartito e del tracollo della Prima Repubblica per arrivare alla Seconda, caratterizzata da “forsennate” alternanze di Governo, Costa ha evidenziato come lo schema abbia funzionato, ma le dinamiche che ne sono a loro volta derivate abbiano mostrato la corda di un bipolarismo altamente immaturo in cui non si è mai riscontrata un’azione costruttiva da parte dell’opposizione di turno.
Una polemica politica urlata che Enrico Costa ha paragonato ad “una radio accesa a tutto volume, che assorda con grandi slogan e propaganda, nel tentativo di minare la credibilità dell’avversario con ogni mezzo”.
Cala il silenzio politico
“I cittadini hanno accettato e tollerato lo schema finché non si è creata questa situazione contingente di crisi che ha reso necessario staccare la spina ad un sistema improduttivo, facendo però cadere il dibattito nel silenzio. Una situazione quasi irreale, che disorienta molti perché leva il pepe della vis polemica costruttiva e la sua intrinseca propensione al dibattito”. Un silenzio che però “può aiutare a riflettere, ad avvicinare le parti e a dare nuove regole, di cui altrimenti è difficile parlare nella confusione generale e nell’assenza di un riconoscimento reciproco”.

Un Pdl nuovo e più liberale
Venendo quindi ai liberali, Costa ha tracciato un parallelismo tra gli avvenimenti della politica nazionale e quanto avvenuto nel Pdl, per giungere all’attualità più stringente che vede un partito largamente condizionato dalla sua componente cattolica. In esso, però, Costa vede spazio per un’anima liberale, a condizione che il Pdl si rinnovi dando spazio alla propria base ed alle idee che da essa possono derivare.

Liberali o popolari europei?
L’attenzione si è quindi spostata sulla collocazione europea del Pdl entro il gruppo dei Popolari, condizione non congeniale per i liberali che dovrebbero trovare più naturale accasarsi nell’Alleanza dei Liberali e Democratici, con la quale un partito quale il Pdl – che si è posto come l’artefice di un liberalismo ‘di massa’ – dovrebbe avere maggiori affinità.
Concludendo questa sua ampia prolusione, Enrico Costa ha quindi chiamato gli altri ospiti ad esprimersi sulle possibili strategie per ravvivare nel Pdl, ma soprattutto nel Paese, quell’anima liberale – che senz’altro c’è ancorché soffocata – e creare un minimo comune denominatore con coloro che in passato hanno scelto di non aderire al progetto del Popolo della libertà.

Tutti si dicono liberali, ma…
Enzo Palumbo, riprendendo le parole di Costa e condividendone gli accenti, ha ritracciato il percorso comune di questi ultimi venti anni, ancorché “differenziato per partiti politici, ma basato sugli stessi obiettivi di liberali senza se e senza ma”. La riprova ne è che a distanza di tanto tempo “ci ri ritrova a parlare insieme e a parlare lo stesso linguaggio”.
Anche Palumbo ha convenuto che un merito involontario dell’attuale Governo è quello di consentire “una riflessione sugli ultimi vent’anni della politica italiana affinché sia evitato che i futuri venti diventino la pedissequa ripetizione di quelli appena trascorsi”. Nel solco di questa riflessione, Palumbo ha voluto sottolineare come “i liberali finiscano per essere scomodi per molti. Ma i liberali vogliono cessare di essere scomodi in casa altrui per stare ‘comodamente’ e dialetticamente in casa propria”, ha aggiunto. “Gli altri, quelli che liberali non sono, nel tempo hanno posto – ciascuno nel proprio ambito politico ­– un sorta di bandierina liberale, una ‘zona franca’ per le idee liberali. Ci ha provato Berlusconi attraverso la candidatura di nomi illustri, come quelli di Raffaele Costa, Alfredo Biondi o Antonio Martino, sul presupposto della promozione di un liberalismo popolare. Ci ha provato anche il Pd con Valerio Zanone, Futuro e Libertà con Della Vedova, l’Udc inventando un’area liberal ‘gestita’ da un ex-comunista come Adornato. Ci prova financo l’Api, ospitando ora un Valerio Zanone fuoriuscito dal Pd. Ognuno sembra voler costruire al suo interno una sorta di casa liberale che però somiglia più ad un ‘alibi’ liberale, nel tentativo di captare la benevolenza dei liberali italiani che evidentemente, anche se non tantissimi, vengono considerati importanti e significativi”.
Una osservazione di stringente attualità riguardo l’imminente ed inevitabile ristrutturazione del sistema politico è stata poi svolta da Palumbo, stante anche il probabile svolgimento di un referendum abrogativo dell’attuale legge elettorale. Partendo dalla constatazione che i due principali blocchi politici nazionali, il Pdl ed il Pd, che oggi sostengono insieme il Governo Monti, non potranno presentarsi domani contrapposti in un conflitto politico così come si è sviluppato nel passato, i liberali dovranno farsi trovare pronti all’appuntamento. Se così non fosse, ancora una volta le modifiche al sistema politico passeranno sopra la loro testa e non potranno essere raccolte le opportunità che invece un nuovo pluralismo politico potrebbe garantire “consapevoli che questo Paese senza i liberali non cresce perché è la politica liberale quella della crescita, la politica di chi pensa all’interesse generale ancora prima che all’interesse particolare, di chi pensa che non si può tradurre la lotta politica nella contumelia verso l’avversario, ma che dell’avversario occore talvolta comprendere le ragioni”.

Una costituente liberale
Alfredo Biondi, presidente dell’Unione Liberale di Centro, è intervenuto per ricordare che la matrice liberale è inestinguibile e riguarda tutti, ovunque essi siano collocati: “Un liberale è un liberale e lo è ascoltando, consentendo, dissentendo. Ecco anche perché è difficile essere liberali, quasi impossibile dal punto di vista della convivenza, ma giusto dal punto di vista della società in cui viviamo”.
Per Biondi, però, i liberali non si possono sinceramente riconoscere nel leaderismo imperante, nel pensiero unico tenuto insieme dalla sola forza del soggetto principale, “i liberali hanno avuto Malagodi, con il quale si poteva discutere e si discuteva, e lo stesso con Zanone piuttosto che Altissimo, in un partito nel quale si poteva andare d’accordo o essere in disaccordo, ma si era accomunati dagli stessi valori. Va ricostruita nella politica questa filìa, questo rapporto di unione nella diversità di ciascuno. Io quindi credo – ha concluso – che potremo dare vita, tutti insieme, ad una proposta politica che è la indizione di una costituente liberale. Ci si deve riunire, liberali di tutti i partiti, per avere un’area di discussione comune più vasta di quella che oggi esiste per il pensiero liberale”.

Creare una casa comune
Si sono poi susseguiti molti altri interventi che Enrico Costa ha ricapitolato in una generale concordanza sull’idea di proseguire nel progetto di una costituente “ponendo mozioni politiche all’interno di ciascuna forza politica e ricercando nel contempo una sintesi, un minimo comune denominatore, un luogo di confronto su cui fondare questa costituente dei liberali italiani”.
Luogo di confronto ed approdo, ha sottolineato Biondi. Non un nuovo partito, bensì un’area in cui ci si può incontrare e discutere. Per evitare che i liberali restino sempre una realtà minoritaria all’interno di ciascuna posizione.

Un vero terzo polo?
Sono in molti a chiedere un punto di riferimento tanto europeo quanto italiano di collegamento tra i liberali delle varie forze politiche. Ed in Parlamento ci possono essere dei provvedimenti che uniscano quelle posizioni che, in un sistema rigidamente bipolare, diventano difficili da conciliare.
Via dunque non ad un nuovo partito, bensì ad una luogo di confronto culturale produttivo.

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