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Grecia, là dove i partiti hanno saputo riguadagnare consensi

Inserito da Il Duemila su 9 luglio 2009 – 17:37Nessun commento

greciaIn questi ultimi trent’anni la Grecia ha dovuto crescere, dal punto di vista politico, in due direzioni: nei rapporti tra i singoli partiti per creare una base comune, capace di far fronte alle esigenze di un Paese finalmente europeo e nei confronti dell’Europa, istituzione di riferimento e di sviluppo economico e sociale. Il Paese, seppur vittima di limiti storici e di ordine istituzionale ed economico, ha saputo rispondere bene… e non si è scomposto. E questo nonostante il suo sviluppo abbia registrato più di una battuta d’arresto. La politica ha sempre avuto come filo conduttore un confronto, che si è acuito negli ultimi anni, tra il Pasok e la Nea Democratia, il fronte socialdemocratico ed il centro–destra. Una sorta di bipolarismo che si è giocato e si è sviluppato in una sostanziale democrazia dell’alternanza in cui l’obiettivo principale era soprattutto l’attuazione di un programma che potesse concretamente fare da sponda per lo sviluppo sostanziale del Paese in una prospettiva europea. Più che tra partiti, il confronto è stato per anni tra “dinastie” che si sono alternate al governo per quarantacinque anni con la breve pausa della dittatura dei colonnelli (1967–1974): i Papandreu di vecchia tradizione socialista ed i Karamanlis di cultura conservatrice.
Nonostante il forte astensionismo, i partiti minori non sono mai stati decisivi e le sorti della politica ellenica sono sempre state decise da questo dualismo che, portato all’estremo, ha a volte limitato il confronto aperto tra le parti.
Oggi la Grecia resta comunque un punto di riferimento importante soprattutto in un’area, quella balcanica, in cui i Paesi recentemente affacciatisi alla democrazia stanno faticosamente conquistando spazio in un contesto di sviluppo politico a livello europeo. Il Paese, seppur alle prese con una grave crisi economica, rappresenta l’approdo ideale di quelle realtà appena uscite dalla crisi balcanica, la Serbia e le ex–repubbliche jugoslave in testa.
Ed in Grecia, in un momento in cui in gran parte dei Paesi occidentali si sta ridefinendo il ruolo della politica e dei partiti, dei collettori di voti e nulla più, si è riscoperta l’idealità e l’identità politica, oggi più che mai importanti per ridefinire i confini della politica stessa. I partiti hanno guadagnato consensi tra i loro iscritti e questo nonostante il forte astensionismo che ha contraddistinto ogni passata elezione. Insomma: il partito è più “partito”, “dimensionato” sulle esigenze della gente, ma anche dello Stato. La Grecia, alla ricerca di un proprio spazio nel contesto mediterraneo, è un Paese che gioca tutta la sua capacità di intermediazione per far sì che si apra operativamente una realtà europea orientata alle nuove democrazie ed al sud dell’Unione. Idee abbastanza chiare, nonostante le difficoltà per portare a casa risultati importanti… con in mente un’idea di democrazia e di politica figlia dei pensieri di Alexandros Panagulis, fra i maggiori interpreti della politica e del pensiero politico europeo dell’ultimo cinquantennio.
Alessandro Giordano

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