La sanità che verrà
Ammonta a un miliardo e 410 milioni di euro l’accordo approvato lo scorso 25 marzo dalla Conferenza Stato–Regioni per la realizzazione degli obiettivi prioritari del Piano Sanitario Nazionale per l’anno 2009 : “Questo Accordo – ha dichiarato il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio – è il risultato di una collaborazione intensissima con le Regioni e inaugura un nuovo percorso che sostituisce i grandi contenitori usati in passato con indirizzi precisi per l’utilizzo dei fondi”. Il finanziamento più importante, pari a 352 milioni di euro, andrà all’assistenza primaria cui è oramai riconosciuta la strategicità nel garantire una più efficace presa in carico dei nuovi bisogni di salute e assistenza e 10 milioni saranno destinati al progetto “Facilitazione della comunicazione nei pazienti con gravi patologie neuromotorie” quali la sclerosi laterale amiotrofica, le distrofie muscolari progressive, la sclerosi multipla, l’atrofia muscolare spinale o la locked–in syndrome. Alle cure palliative e alla terapia del dolore andranno invece 100 milioni (“la risposta assistenziale del Paese sulle tematiche riguardanti il dolore è ancora scarsa, lacunosa e disomogenea”) mentre altri 15 milioni saranno destinati agli investimenti per lo sviluppo della rete delle biobanche (10 milioni per la conservazione del “sangue da cordone ombelicale”, 2 milioni per il “materiale muscolo–scheletrico” e 3 milioni per il “materiale oncologico”). Il Piano Nazionale di Prevenzione, infine, beneficerà di un finanziamento pari a 240 milioni di euro.
All’aumentata domanda di assistenza sanitaria da parte dei cittadini, che si manifesta anche attraverso un maggior ricorso alle strutture di Pronto Soccorso, l’accordo risponde con la richiesta alle Regioni di predisporre “progetti finalizzati a realizzare o potenziare lo sviluppo di modalità organizzative che consentano la riduzione degli accessi impropri nelle strutture di emergenza ed il miglioramento della rete assistenziale territoriale, quali ad esempio l’attivazione di Ambulatori per la gestione dei codici di minore gravità (codici bianchi) [...]; l’attivazione di Punti di Primo Intervento in aree territoriali disagiate o prive di presidi sanitari; l’attivazione di Presidi Ambulatoriali Distrettuali, gestiti dai medici di Continuità Assistenziale [...]”.
Quello degli accessi impropri – il cui tasso annuo oscilla tra i 400 e i 450/1.000 abitanti – è un problema di vecchia data cui in passato si è tentato di ovviare introducendo strumenti quali la partecipazione alla spesa per i casi di minore gravità (il ticket sui codici bianchi); il metodo del “Triage” in cui ai pazienti viene assegnato, in base alla gravità delle lesioni riportate o del quadro clinico, un codice di urgenza/emergenza crescente o lo sviluppo, al fine di “orientare” le richieste di assistenza dei cittadini, di forme di associazionismo dei medici di medicina generale cui è stato riconfermato il delicato e importante ruolo di anello di congiunzione tra il paziente e il Servizio sanitario nazionale. Dovrebbe infatti spettare al medico di base la prescrizione di un qualunque esame diagnostico o di una visita specialistica: nella realtà dei fatti, però, accade spesso che il paziente si senta autorizzato a “saltare” questo passaggio e si rivolga direttamente alla struttura sanitaria più vicina o a quello che ritiene essere lo specialista che “fa al caso suo”, sostituendosi al medico nella valutazione del proprio reale bisogno sanitario. Le decisioni assunte in seno alla Conferenza Stato–Regioni si muovono però lungo quella direttrice annunciata alcuni mesi fa dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi che chiedeva “un patto per la famiglia che accompagni il sistema delle cure verso un modello meno “ospedale–centrico” e una cabina di regia nazionale in cui anche i medici del territorio giochino un ruolo cruciale”.
è ancora presto per comprendere appieno quanto e come cambierà il sistema della cure nel nostro Paese, ma la direzione in cui sembra muoversi (maggiore partecipazione dei medici di base e fondi vincolati alla effettiva realizzazione di progetti volti a “snellire” il sistema stesso) fa ben sperare.
Il Duemila

