Droga: cresce l’allarme
9 luglio 2009 – 17:47 | One Comment

Internet si è trasformato in un grande mercato in cui vengono acquistate sostanze pericolose non ancora dichiarate illegali perché poco conosciute

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Perché regalare soldi ai ricchi?

Inserito da Il Duemila su 9 luglio 2009 – 17:00Nessun commento

billgatesUn aneddoto spiritoso racconta di un tale che entra in un bar e chiede al barista: «Quanto costa il caffè?», e quello gli fa: «Novanta centesimi». Allora il tale chiede: «… E lo zucchero?». Il barista lo guarda e sorridendo risponde: «è gratis!». Così il tizio dice: «Ah! Bene, me ne dia sei chili!».
Vi chiederete, giustamente, il perché del racconto. Immaginate allora di entrare in un negozio di computer e chiedere quanto costa un certo modello. Vi sarà risposto col prezzo di listino. Se però fate caso alle caratteristiche citate per quel modello – qualunque esso sia – noterete una cosa che non fa parte del computer: il sistema operativo (cioè il Windows di turno).
A quel punto provate a domandare quanto costa il sistema operativo preinstallato. è molto probabile che vi venga risposto: «è gratis!». Se lo fanno, provate a chiederne 600 copie!
Ecco, siamo arrivati al dunque. Se prendiamo un modello medio di qualsivoglia casa, il prezzo di acquisto dovrebbe aggirarsi intorno ai 600 euro. In esso è sempre incluso il sistema operativo il cui prezzo però non viene mai specificato e sembra così gratuito. Andando a vedere sul sito di Microsoft si scopre invece che costa tra i 115 ed i 450 euro, a seconda della tipologia di installazione (e della correttezza del rivenditore). Insomma, sistema operativo ed eventuali altri applicativi installati incidono non poco sul costo finale di un PC, quando si tratta di Windows: non a caso Bill Gates, suo “proprietario”, risulta essere da decenni tra gli uomini più ricchi al mondo. è dunque stata brava la casa americana a far passare l’idea che Windows è parte naturale di un computer e che non ci sono alternative. Ha di fatto il monopolio del mercato e non c’è produttore che fornisca personal computer senza prima averci installato sopra una qualche sua versione. Una cosa di cui peraltro non importa molto ai più, visto che il lavoratore che ha bisogno di una macchina da scrivere, il bambino che deve giocare e l’adolescente che vuole chattare non hanno interesse o tempo per andarsi ad informare.
Così, nonostante siano state scritte milioni di pagine, interi volumi… e numerose sentenze in tutto il mondo riguardo l’abuso di posizione dominante da parte del colosso di Redmond, ogni anno anche la Pubblica amministrazione del nostro Paese continua a spendere ingenti somme di denaro per acquistare software a pagamento quando se ne potrebbero usare di analoghi, distribuiti liberamente, cioè gratis. A titolo di esempio, nel solo anno 2004 sono stati spesi in software applicativo 483,8 milioni di euro, di cui circa 40 in software di base per i personal computer. Questi dati riguardano però solo una minima parte delle risorse destinate a questo scopo perché si riferiscono unicamente alle spese delle amministrazioni centrali. Si pensi che il solo Comune di Milano destina circa 300 mila euro ogni anno in licenze (fonte: CNIPA).
Esiste la possibilità di sostituire sul proprio computer il sistema Windows (a pagamento) con Linux (gratuito), il pacchetto di applicativi Office (a pagamento) con Open Office (gratuito) e così via, ma in Italia rimane una possibilità puramente teorica. Altrove, Paesi come Francia, Germania, Belgio, Danimarca, Cina, India, Argentina, Messico, Brasile hanno iniziato da tempo ad adottare il software libero, con conseguente notevole risparmio nella spesa pubblica. I benefici di questo passaggio sono gli stessi di cui può godere un utente privato o una azienda, più l’indubbio vantaggio di poter destinare i soldi risparmiati dalla licenze (che come abbiamo visto non sono un’inezia) su altri interventi per il bene pubblico e per una miglior formazione informatica del personale che – da sola – sarebbe già foriera di grande progresso e gratificazione professionale all’interno della Pubblica amministrazione. Per tacere della maggior sicurezza dei programmi “a codice aperto” rispetto al software crittografato quale quello commercializzato a pagamento.
La rilevanza del software libero è ancora molto ridotta, ma è in fortissima crescita ormai da alcuni anni, e tutto consente di supporre che tale crescita continui nel prossimo futuro sempreché Microsoft non usi contro di esso le sue migliaia di brevetti registrati spesso ad arte.
Ben vengano allora proposte di legge volte a suggerire – per esempio – che:
1)    nella vendita di personal computer il prezzo dell’hardware debba essere riportato con voce distinta rispetto al prezzo della licenza d’uso del software eventualmente in dotazione;
2)    sia consentito all’utente di rinunciare all’acquisto della licenza per il software e pagare solamente il prezzo dell’hardware;
3)    il prezzo indicato per la licenza d’uso del software debba essere realistico;
come questa, tracciata da Renzo Davoli (brillante professore universitario presso l’Università di Bologna).
Non si tratta di una crociata contro una multinazionale, di cui peraltro non si sente la necessità, bensì una battaglia di libertà e di modernizzazione. è una questione di conoscenza che, in quanto tale, va condivisa così come i linguaggi, inclusi quelli di programmazione, che sono patrimonio dell’umanità e non dovrebbero poter essere brevettati. Soprattutto non contro quelli liberi.
PC

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