Quasi quasi mi metto a fare il bidello…
Vi ricordate, ai tempi della scuola, di quell’omino gentile e disponibile, sempre pronto a rincuorarvi quando un’interrogazione andava male, facendovi ritornare il sorriso durante l’ora di ricreazione? O di quella signora di mezz’età, stretta nel suo impeccabile grembiule azzurro, chiamata spesso a fare da paciere fra ragazzi e professori perché riusciva sempre, con gran diplomazia, a mettere tutti d’accordo? Come dimenticarci dei bidelli: soprattutto oggigiorno, quando il loro numero è in costante crescita, quasi più di quello degli studenti.
Il ministero dell’Istruzione ne ha contati più di 160.000 in tutt’Italia, mediamente uno ogni due classi, tanto che il ministro Gelmini ha dichiarato: «Ci sono più bidelli che carabinieri». Una bella cifra, soprattutto se si considera che alcune mansioni, come le pulizie ed il servizio di mensa, sono in molti casi appaltati a ditte esterne. Così accade che l’assunzione dei bidelli non sia più regolata in base al numero degli allievi (come vorrebbe la legge), ma finisca per essere definita in base ai metri quadrati di superficie degli edifici scolastici, eventualmente tenendo anche conto dell’estensione di cortili e palestre. Come ha recentemente rivelato Flavia Amabile in un’inchiesta pubblicata su La Stampa, in molte città i bidelli finiscono per essere assunti “al metro quadrato”: a Palermo, ad esempio, “il regolamento comunale prevede un addetto per ogni 180 metri quadrati negli appalti privati, in provincia di Trento si calcola un lavoratore ogni 1.455 metri quadrati e in Campania uno ogni 700 metri quadrati di superficie calpestabile” (fonte: La Stampa).
Nel settore, insomma, la confusione regna sovrana, soprattutto perché accanto alla figura tradizionale del bidello di ruolo, regolarmente assunto, coesistono altri lavoratori mandati lì da amministrazioni e cooperative a svolgere lavori socialmente utili per riscattare un passato difficile, nella maggior parte dei casi segnato dalla tossicodipendenza e da periodi più o meno lunghi di detenzione. Ed è proprio il numero di questi lavoratori a differire, a volte anche notevolmente, da regione a regione.
Non esistono infatti criteri univoci per l’assegnazione di questi posti: ogni regione fa storia a sé. Càpita così che vi siano grandi disparità fra le spese sostenute dallo Stato: Campania e Lazio, ad esempio, nel 2007 hanno chiesto rispettivamente 160 e 88 milioni di euro per gli appalti privati di pulizia. In pratica la metà del totale (534,5 milioni di euro) richiesto da tutte le altre regioni. Se si guarda alla spesa per ciascuna classe, ecco che la Campania ne spende 5.630, il Lazio 4.558. La media nazionale? Circa 3.818 euro.
Qualcosa, è evidente, non torna: o in alcune regioni i lavoratori assunti con appalti privati costano di più oppure… sono troppi. Interpretare i dati non è facile, ma in alcuni casi i conti proprio non quadrano: soprattutto in provincia di Caserta dove nel 2007 in una scuola con 75 classi sono stati inseriti a libro paga 75 bidelli, praticamente uno per classe, facendo lievitare la spesa a 24 mila euro, ben otto volte oltre la media. E non è un caso isolato: in un altro istituto, in provincia di Napoli, lavorano 72 collaboratori scolastici, anche qui uno per classe, con una spesa media che supera i 23.660 euro mentre in una scuola torinese si spendono oltre 16.200 euro per classe per gli appalti privati, cinque volte di più rispetto alla media nazionale.
Naturalmente ciò che desta più di una perplessità sono i criteri di assunzione e le notevoli disparità registrate tra le regioni e non certo l’operato dei collaboratori scolastici che nella maggior parte dei casi svolgono il proprio lavoro con impegno. Forse, però, in tempi in cui trovare un posto fisso da insegnante è quanto di più difficile si possa immaginare, si avrebbe maggior fortuna tentando la sempreverde carriera di bidello…
Federico Nardozzi


Mi capita di parlare al bidello mentre lui tiene l’auricolare o legge il giornale o telefona e non riuscendo a capire se capito a sporoposito ed essendo incerta sulle disponibilità ammesse dal mansionario, al bidello non chiedo nulla. Il mansionario è coperto da segreto, non si riesce ad averne una copia. Discutono continuamente tra di loro prima di stabilire chi deve fare cosa….. che rimandano tra Erode e Pilato. Per gli insegnanti è tempo di vacche magre per una serie di restrizioni per cui bisogna essere presenti e collaborativi al massimo, bisogna pianificare orari e interventi secondo le più ferree regole di ingegnaria oraria. I bidelli, se non gradiscono si rifiutano tranquillamente e si possono ammalare anche in blocco. Nella loro categoria non ce n’è uno più stupido dell’altro….. e spesso, ai piani non ci sono bidelli e purtroppo con la malattia non c’è nulla da fare. Molti di loro sono diplomati, altri sono stati vicini a laurearsi, altri vengono da lontano, altri da vicino….facilmente li si scambia per colleghi. Per tutti questa è una occupazione frustrante, è un ripiego mal tollerato anche se molte mansioni sono passate a ditte appaltatrici di servizi. Ma nella scuola la figura del bidello è di grande importanza e se si è così mal disposti, perchè insistere? Se si accetta ci si deve sentire impegnati altrimenti oltre ad essere un cattivo diplomato si è anche un cattivo bidello. Allora di buono cosa vuoi fare?
Non parliamo poi delle rappresentanti sindacali di categoria…Spesso mi sembra di assistere al film di Totò, quello che dominava i suoi compagni di cella con il suo…carisma.
Ammesso e concesso che non tutti sono uguali, bene ha fatto quel preside, probabilmente dotato del midollo necessario, che si è messo di punta a far rispettare gli ordini di servizio.
saluti, Paola