Edifici scolastici: solamente uno su tre ha meno di trent’anni
Scuole vecchie, fatiscenti e pericolose: sembra essere questo il “verdetto” che emerge dai primi risultati delle indagini condotte dall’Anagrafe dell’edilizia scolastica del ministero dell’Istruzione. La task force ministeriale sta raccogliendo i dati di tutte le scuole italiane da 12 anni e ora pare manchino solo più i dati della Campania per arrivare al quadro definitivo.
I dati, per il momento, sono poco confortanti: su 43.000 edifici scolastici solo un terzo (13.394) è recente, ossia costruito dal 1976 ad oggi mentre la metà (20.680) è stata costruita tra il 1950 e il 1975. E gli altri? 5.769 sono stati costruiti tra il 1900 e il 1950, 1.197 nell’Ottocento e addirittura 1.077 tra il Cinquecento e il Settecento (fonte: ItaliaOggi). Inoltre di 6.940 edifici non si conosce nemmeno la data di costruzione, il che non agevola di certo il lavoro del ministero nello stabilire le priorità d’intervento.
Se a leggere questi dati viene da sperare che nel corso degli anni vi siano state ristrutturazioni tali da rendere gli edifici più sicuri, anche qui si rimane delusi: dal 1990 ad oggi appena il 22% degli edifici sarebbe stato ristrutturato (il condizionale è d’obbligo visto che secondo gli addetti ai lavori il dato potrebbe non essere aggiornato). In 803 casi le scuole sono addirittura ospitate in edifici costruiti per altro utilizzo, sovente alloggi: è dunque fuori di ogni dubbio che la situazione debba essere al più presto migliorata.
Entro il 10 agosto il lavoro dell’Anagrafe dovrebbe essere completo e, grazie anche ai sopralluoghi che squadre di tecnici stanno effettuando in tutta Italia, si dovrebbe avere una mappa più precisa della situazione e degli edifici a rischio. Nel frattempo il ministero è al lavoro per stilare l’elenco delle 100 scuole che necessitano un intervento immediato (da queste sono escluse quelle abruzzesi per le quali, dopo il terremoto, il Governo ha già istituito un apposito fondo).
Il problema della sicurezza degli edifici scolastici è – purtroppo – sotto gli occhi di tutti. Si pensi, ad esempio, al Liceo scientifico Darwin di Rivoli dove nel novembre del 2008 perse la vita uno studente diciassettenne. I problemi dell’edificio erano noti a tutti, ma nessuno era intervenuto in tempo. “Devo esser sincera – raccontò una studentessa del liceo a Skuola.net dopo la morte del ragazzo –: le crepe nei muri le abbiamo viste tutti e sempre, in qualsiasi aula. Spesso succedeva di toccare una parete e veder cadere dei pezzi di muro e si sapeva che con le grandi piogge i sotterranei erano allagati e quindi inagibili, questo sia nel liceo che nell’istituto. Personalmente, però, non mi sarei mai aspettata che un controsoffitto potesse crollare”. Per risolvere il problema si parlò di interventi immediati per sistemare i casi più critici. Tuttavia, un mese dopo, ci si ritrovava a dover dare notizia di un nuovo crollo: sempre in Piemonte, ma questa volta al Liceo Sella di Biella. “Niente di grave – commentò in questo caso un altro ragazzo sul sito studentesco –, io c’ero e non è com’è stato detto. Il crollo è dovuto ai lavori che stanno facendo”. In ogni caso, però, il crollo c’è stato. Ed anche tanta paura.
I danni maggiori si hanno solitamente quando si sottovaluta un problema, quando si spendono in altro modo i finanziamenti destinati all’edilizia scolastica o quando vi è una disattenzione generale che porta, ad esempio, ad avere estintori scarichi, uscite di sicurezza talmente ingombre di oggetti o di rifiuti da compromettere la funzionalità dell’uscita stessa e via discorrendo. Così, ciò che si sarebbe potuto mantenere in ordine e in sicurezza solamente con un po’ di attenzione e di buon senso, ecco che si trasforma in un grave problema che va risolto utilizzando una parte cospicua dei fondi a disposizione della scuola. Nell’edilizia scolastica c’è bisogno di interventi immediati, è vero, ma in alcuni casi forse sarebbe sufficiente una maggior attenzione da parte di chi dirige le singole scuole.
Alex Menietti

