Droga: cresce l’allarme
9 luglio 2009 – 17:47 | One Comment

Internet si è trasformato in un grande mercato in cui vengono acquistate sostanze pericolose non ancora dichiarate illegali perché poco conosciute

Leggi tutto »
Difensore civico

Europa

Politica

Sanità

Sprechi & privilegi

Home » Europa

La crisi dei Paesi dell’Est: quali le ripercussioni sull’Europa unita?

Inserito da Il Duemila su 9 luglio 2009 – 16:24Nessun commento

esteuropeoMentre il treno dell’Europa allargata sferraglia sui binari incerti di una crisi generalizzata, i Paesi dell’Est, tra mille dubbi e crisi di carattere politico, cercano di guadagnare spazio di iniziativa e autonomia dall’Ue. In un periodo di crisi politica, sociale ed economica, non sembra però ci siano ampi margini di manovra e l’impasse costringe tutti, volenti o nolenti, ad un’iniziativa comune anche perché la soluzione alla crisi sta proprio nel continuare sul solco tracciato, quello di una comunità di intenti tra i diversi Paesi e di contiguità con Bruxelles. Anche a costo di sacrificare le singole esigenze.
Malgrado le regole e i principi dell’Ue siano ormai parte integrante della quotidianità comunitaria, i Paesi dell’Est vi rifuggono ancora, forse perché non hanno ancora esaurito le pulsioni di un’autonomia per anni negata. O forse perché convinzione dei più è quella che una maggior autonomia dall’Ue potrebbe apportare benefici politici e di gestione, quando in realtà dalla crisi non si esce se non tutti insieme, uniti e compatti.
Ci ritroviamo così un’Europa a più velocità in cui le nazioni storicamente legate al progetto europeo vivono l’esperienza dell’integrazione in modo assolutamente differente rispetto ai Paesi dell’Est, ancora condizionati da una sorta di “dipendenza” da Mosca e da un passato di regimi poco trasparenti. Questo è il caso di Bulgaria, Romania e Ungheria, tutte realtà che non riescono ad uscire da un torpore programmatico che impedisce loro di ottimizzare le risorse economiche ricevute e di sviluppare un piano di ammodernamento del Paese. In buona sostanza mancano strutture articolate che consentano a questi Stati una normalizzazione politica ed economica. Se a ciò si aggiunge la cronicità di situazioni prossime al collasso, quali l’economia ungherese, ci si trova di fronte il quadro a tinte forti di una crisi difficile da scongiurare che potrebbe avere pesanti ricadute sul futuro dell’Ue. Quali possono essere le soluzioni? A ben vedere ne basterebbe una che avrebbe forse dovuto essere adottata prima ancora che questi Paesi facessero il loro ingresso nell’Ue: un piano di sviluppo economico coordinato e pilotato in parte dagli organi comunitari e in parte dai governi locali e tale da limare il gap economico tra le differenti realtà. Sarebbe stato importante farlo prima, è indispensabile realizzarlo oggi. Come già ricordato, però, i problemi non sono solo di carattere economico, bensì soprattutto di stabilità politica. Ecco perché sarebbe opportuno porre all’ordine del giorno dell’agenda europea anche un intervento di garanzia sulle strutture politiche ed istituzionali dei singoli Paesi, per sostenerli nel loro cammino di normalizzazione e piena integrazione nell’Ue.
Infine, un’ultima incognita è rappresentata dai rapporti tra Ue e Paesi dell’Est da una parte e Russia dall’altra. Occorre un’apertura concreta perché Mosca è Europa e perché la Russia ha rappresentato per anni – e rappresenta tuttora – un punto di riferimento decisivo per i Paesi dell’Est. è dunque di qui che si deve ripartire, da una possibilità figlia forse di una sorta di opportunismo politico, che è al contempo risorsa e soluzione.
Scommettere su Mosca, dunque? Sì. E su quella real politik che oggi è più importante di molti assiomi ideologici per far crescere concretamente il senso di integrazione politica e livellare il gap economico. In gioco c’è ancora una volta l’Europa, con nuove esigenze da soddisfare e traguardi ambiziosi da raggiungere. L’obiettivo è l’integrazione europea e su questo val la pena scommettere, senza riserve né tentennamenti. Perché l’Europa non può perdere questa scommessa.
Alessandro Giordano

Lasciate un commento!

Dovete essere registrati per inviare un commento.