Il falso nel piatto
Latte alla melanina, mozzarelle alla diossina, sigarette all’arsenico, scarpe e borse al cromo esavalente. E ancora, creme per il corpo tossiche, cibi avariati, giocattoli ed elettrodomestici contraffatti. E, soprattutto, pericolosi. Ogni anno sono oltre 95 milioni i prodotti falsi e nocivi per la salute sequestrati dalla Guardia di Finanza: numeri allarmanti che non accennano a diminuire, anzi. Complice la crisi economica mondiale, negli ultimi mesi si sta registrando un vero e proprio boom delle contraffazioni, soprattutto a tavola. Secondo la ricerca “Il fenomeno della contraffazione nel mondo e le ricadute sul mercato italiano: gli scenari e le strategie di contrasto”, promossa da Ares Spa e realizzata in collaborazione con il Censis, nel 2008 il mercato dei falsi ha generato, solo in Italia, un fatturato di oltre 7 miliardi di euro (il giro d’affari a livello mondiale, secondo le stime Ocse, si aggirerebbe attorno ai 200 miliardi di dollari), arrecando una perdita al bilancio dello Stato, in termini di mancata riscossione di imposte dirette ed indirette, di oltre 5 miliardi di euro.
Le regioni più interessate dal fenomeno dei “tarocchi” sono la Campania, il Lazio e la Lombardia mentre i settori più colpiti restano quelli dell’abbigliamento, dei cd e dvd e dei prodotti alimentari. Ed è proprio quest’ultimo settore, insieme a quello dei farmaci contraffatti, a destare le maggiori preoccupazioni per le evidenti ricadute che ha sulla salute dei consumatori, soprattutto delle fasce più deboli.
Ad aggravare la situazione, come ha sottolineato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, “è il fatto che sul mercato mondiale la pressione della crisi sta penalizzando la qualità, come dimostra l’aumento delle vendite di surrogati destinati a sostituire il latte in gelati, formaggi, yogurt e bevande o di sottoprodotti di cereali una volta utilizzati solamente per l’alimentazione animale”. E anche per il nostro Paese, grande importatore di prodotti alimentari, il rischio di ritrovarsi nel piatto cibi con ingredienti di scarsa qualità quali olio extravergine made in Tunisia, concentrato di pomodoro made in China o mozzarelle di bufala ottenute da latte in polvere non è affatto remoto, come testimoniano i numerosi e talvolta eclatanti sequestri di cibi contraffatti, scaduti, avariati (provenienti soprattutto dalla Cina) effettuati da Nas, fiamme gialle, guardia costiera etc.
Parallelamente, continua a crescere anche il mercato dei falsi made in Italy, un business che, oltre confine, produce un fatturato di almeno 52,6 miliardi di euro l’anno. Secondo la Cia (Confederazione italiana agricoltori) l’Italia è, subito dopo la Francia, il Paese più colpito dall’agropirateria che provoca alla nostra agricoltura, oltre a gravi danni di immagine, anche perdite economiche sostanziose, calcolate in circa 3 miliardi di euro ogni anno.
Si stima che, all’estero, almeno 2 piatti italiani su 3 siano falsi: ad esser prese di mira sono soprattutto le nostre Dop, Igp e Stg (dal parmigiano reggiano al prosciutto di Parma, dalla mozzarella di bufala al Chianti, ma anche pasta, condimenti, biscotti etc.) e i Paesi dove le imitazioni dei nostri prodotti sono più diffuse sono Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda.
Come vi avevamo già raccontato oltre un anno fa, la lista dei falsi d’autore, che “utilizzano impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che richiamano al nostro Paese per alimenti che non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva e culinaria nazionale” (fonte: Coldiretti) è lunga e variegata: si va dal Parmesao del Brasile all’Asiago del Wisconsin, dalla gorgonzola Cambozola tedesca ai capellini milaneza portoghesi, dal Daniele Prosciutto & company (Usa) ai fusilli tricolore Di Peppino (Austria). E poi ancora salsa Bolognese made in Australia, Robiola made in Canada, pomodori San Marzano e caffè Trieste italian roast espresso made in California, fontina e pecorino (ottenuto dal latte di mucca!) made in China.
E c’è una notizia che la dice lunga sulla dimensione del fenomeno dei made in Italy taroccati: alcuni mesi fa negli Stati Uniti, al termine di una competizione durata 3 giorni, durante i quali 24 giurati si sono destreggiati tra 60 categorie di formaggi e 1.360 assaggi, ad aggiudicarsi il primo premio quale miglior formaggio è stato il Sarvecchio Parmesan, clone del nostro parmigiano, ma rigorosamente… made in Usa.

