Dove finiscono i rifiuti pericolosi?
25.776 reati contro l’ambiente accertati, quasi 71 al giorno, 3 ogni ora: è quanto emerge dal Rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente presentato il 5 maggio a Roma nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Sebastiano Venneri, responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità Legambiente, il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, il vicepresidente della commissione Antimafia Fabio Granata, il presidente della commissione sul Ciclo dei rifiuti Gaetano Pecorella, il responsabile Ambiente del Partito democratico Ermete Realacci, Enrico Fontana del direttivo Legambiente, il presidente del Copasir Francesco Rutelli e Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente.
“Il 2008 è stato l’anno dei record per le inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi, ben 25, con un fatturato che supera i 7 miliardi di euro. La montagna di scorie industriali gestite illegalmente dalla “Rifiuti Spa” in un solo anno ha raggiunto la vetta di 3.100 metri, quasi quanto l’Etna”. Anche l’abusivismo edilizio non ha conosciuto tregua, per non parlare del “saccheggio del patrimonio culturale, boschivo, idrico, agricolo e faunistico. Il tutto per un totale di 20,5 miliardi di euro”.
Non mancano le note positive: la maggiore efficacia degli interventi repressivi delle Forze dell’ordine ha portato ad un aumento degli arresti, passati dai 195 del 2007 ai 221 del 2008 (+13,3%) e dei sequestri, passati dai 9.074 del 2007 ai 9.676 dello scorso anno (+6,6%) mentre è diminuito il numero dei reati ambientali (30.124 quelli accertati nel 2007, 25.766 nel 2008). Tra gli addetti ai lavori non desta particolare stupore il fatto che “il fatturato totale dell’ecomafia sia cresciuto a livelli record proprio nell’anno più nero per l’economia mondiale – ha dichiarato il responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente, Sebastiano Venneri –. Segno che il business degli ecomafiosi non conosce congiunture sfavorevoli e che quindi è necessario mettere in campo tutti gli strumenti possibili per combattere chi lucra avvelenando l’ambiente e mettendo a rischio la salute dei cittadini”. In prima linea nello stroncare questo business milionario, il Comando per la tutela ambientale dell’Arma dei Carabinieri ha operato 130 arresti, 115 dei quali relativi al ciclo dei rifiuti mentre il maggior numero di infrazioni in materia ambientale è stato accertato dal Corpo forestale dello Stato (56,5% del totale). Molto intensa anche l’attività delle Capitanerie di porto, della Guardia di finanza (+24,8% le infrazioni accertate), della Polizia di Stato (+13%) e dei Corpi forestali delle Regioni e delle Province autonome (+9,9%). Decisamente notevole la quantità di rifiuti sequestrata dall’Agenzia delle dogane: 4.800 tonnellate, sei volte il quantitativo intercettato nel 2007.
I rifiuti speciali spariti nel nulla sono un altro capitolo dolente: il Rapporto ha infatti rivelato che “la montagna di questi è la più alta di sempre: 3.100 metri con una base di tre ettari per un giro d’affari che raggiunge circa 7 miliardi di euro con un incremento significativo rispetto al 2007, quando i trafficanti si erano spartiti circa 4 miliardi e mezzo. 31 milioni di tonnellate è infatti il quantitativo di rifiuti industriali di cui è certa la produzione, ma assolutamente ignota la destinazione finale”.
In vetta alla classifica dell’illegalità ambientale si piazza la Campania con 573 infrazioni accertate (il 14,7% del totale nazionale) e 63 arresti; al secondo posto la Puglia (355 infrazioni, 416 denunce, 271 sequestri e 15 arresti); al terzo la Calabria (293 infrazioni, 238 denunce e 567 sequestri), seguita dal Lazio (291 reati, 358 denunce, 172 sequestri e 11 arresti). La prima Regione del Nord per numero di reati accertati è, a sorpresa, il Piemonte, ma è sempre la Campania la regione dei record con “2.551 siti da bonificare tra discariche, zone di abbandono incontrollato o sversamenti di residui industriali. Negli ultimi tre anni si ipotizza siano stati smaltiti illegalmente circa 13 milioni di tonnellate di rifiuti di ogni specie che tradotti in camion significano 520 mila tir che hanno attraversato mezza Italia per concludere i loro tragitti nelle campagne napoletane, nell’entroterra salernitano, nelle discariche abusive del casertano o ancora, più recentemente, nei terreni scavati per l’occasione nel beneventano e nell’avellinese”.
Numeri da record anche per ciò che concerne il ciclo illegale del cemento (1.267 infrazioni accertate, 1.685 persone denunciate e 625 sequestri in Campania; 900 infrazioni, 923 persone denunciate e 319 sequestri in Calabria mentre è proseguita la scalata del Lazio che ha visto raddoppiate in un anno le persone denunciate e i sequestri); le zoomafie, con un giro d’affari di tre miliardi di euro e l’archeomafia: 1.031 i furti accertati con un lieve calo del 5% rispetto al 2007 quando furono 1.085 mentre sono aumentati i furti nei musei (21 contro i 13 del 2007), “parzialmente compensati da un +55% di tesori di archeologia recuperati”.
è un ritratto impietoso quello che emerge dal Rapporto Ecomafie 2009: a destare non poche preoccupazioni è la capacità di infiltrazione delle cosche che ha recentemente portato all’istituzione dell’Osservatorio Ambiente e Legalità in Abruzzo “per vigilare affinché la ricostruzione post terremoto non diventi l’ennesima occasione per fare vantaggiosi affari sporchi e pericolosi”.

