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Grandi opere: incompiute per eccesso di burocrazia

Inserito da Il Duemila su 13 marzo 2009 – 09:46Nessun commento

grandi_opereAlla presenza del Presidente della Repubblica e delle più alte cariche istituzionali, l’11 febbraio, nell’aula delle Sezioni riunite si è tenuta la cerimonia d’inaugurazione dell’anno giudiziario 2009. Particolarmente interessante e ricco di spunti l’intevento del Procuratore Generale della Corte dei conti, dott. Furio Pasqualucci. Anche nel 2008, infatti, molte fattispecie di responsabilità amministrative sono da collegare direttamente o indirettamente al fenomeno delle cosiddette opere pubbliche incompiute (ossia quelle opere progettate, ma non appaltate ovvero non completate o comunque inutilizzabili per scorretta esecuzione) che rappresentano un gravissimo spreco di risorse pubbliche e la testimonianza più eloquente dell’inefficienza dell’amministrazione centrale e periferica.
Carenza di programmazione, eccessiva frammentazione dei centri decisionali, complessità delle procedure amministrative, inadeguatezza della progettazione, dilatazione dei tempi di esecuzione imputabile sia alle amministrazioni committenti che alle imprese esecutrici, carenze e inadeguatezze dei controlli tecnici e amministrativi: sono solo alcune delle cause di un fenomeno complesso che da anni è oggetto di studi e di numerosi interventi legislativi volti alla semplificazione ed accelerazione delle procedure e al rifinanziamento delle opere ancora da completare.
Fra le varie fattispecie che hanno formato oggetto di esame da parte delle sezioni giurisdizionali contabili, il Procuratore ne ha ricordato alcune: la sentenza della Sezione II d’appello n. 213 del 2008 che ha condannato un direttore dei lavori al danno rappresentato dal costo complessivo finale delle opere appaltate, oltre al danno alla salute, derivante dalla totale inutilizzabilità dei lavori eseguiti per la realizzazione della rete idrica e della rete fognante della città di Isernia; la sentenza n. 90/2008 della Sezione I centrale d’appello che ha condannato un dipendente dell’ANAS e il direttore dei lavori di costruzione di un tratto di strada statale per il danno derivante della liquidazione e pagamento di materiali non forniti o forniti in modo difforme da quanto pattuito e di lavori non eseguiti o eseguiti difformemente a quanto pattuito mediante false attestazioni negli atti di contabilità pubblica; la sentenza n. 143 della Sezione giurisdizionale delle Marche che ha condannato i responsabili al risarcimento del danno derivante da lavori non eseguiti ovvero eseguiti in modo difforme da quanto previsto dal progetto e dal contratto di appalto relativo a lavori urgenti di consolidamento di un corpo stradale in frana.
Fra le vertenze ancora in corso si segnala la citazione della Procura Sicilia per un danno erariale superiore a tre milioni di euro, per le responsabilità derivanti dall’omessa realizzazione di una strada la cui mancata realizzazione ha anche causato il dissesto dell’ente appaltante (Comune di Gallodoro) per il quale è stato richiesto ed ottenuto il sequestro conservativo dei beni degli amministratori coinvolti.
Alessandro Dispoto

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