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	<title>Il Duemila</title>
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	<description>Giornale liberale ed antiburocratico</description>
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		<title>Droga: cresce l’allarme</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 16:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Duemila</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[droghe]]></category>
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		<description><![CDATA[Internet si è trasformato in un grande mercato in cui vengono acquistate sostanze pericolose non ancora dichiarate illegali perché poco conosciute]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/droghe.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-521" title="droghe" src="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/droghe-150x150.jpg" alt="droghe" width="150" height="150" /></a>In Italia i consumatori di eroina sono circa 95 mila, ma nel 2011 il loro numero protrebbe salire a 135 mila. Nella peggiore delle ipotesi a 160 mila, il 40% in più rispetto al 2008. A lanciare l’allarme è Prevo.Lab, l’Osservatorio previsionale della Regione Lombardia e dell’Asl Milano, le cui previsioni si basano, oltre che sul numero di persone che si rivolgono ai SerT, sui quantitativi di eroina sequestrati dalle Forze dell’Ordine. Se da una parte si assiste ad un rallentamento nel consumo di cocaina – la previsione è di un aumento del 5% – dall’altra si ha un forte ritorno sul mercato dell’eroina, oggi fumata, domani forse iniettata direttamente in vena. Occorre aumentare la nostra attenzione verso questo fenomeno perché oggi il suo uso coinvolge anche ragazzi “insospettabili”.<br />
Reperirla non è difficile: a volte può essere recapitata direttamente a casa. Grazie ad un “click”. Si perdono infatti nella rete le nuove autostrade della droga e solo negli ultimi sei mesi gli accessi ai siti che offrono droghe e farmaci sono aumentati del 40%. L’allarme è arrivato fino all’Unione europea dove il gruppo che si occupa di stupefacenti sta valutando quali misure attuare per contrastare il fenomeno. Poiché internet si è rapidamente trasformato in un mercato a tutti gli effetti in cui si incontrano domanda e offerta di qualunque sostanza, il più delle volte illecita, l’Italia ha proposto di inserire la rete tra gli indicatori per il monitoraggio del traffico di droga.<br />
Ma sono soprattutto le “spice drug” ad impazzare sul web: “Le spice drug sono una categoria molto ampia di sostanze stupefacenti che sono state messe in commercio come alimenti e come tali vengono vendute, poi invece si fumano – ha dichiarato Giovanni Serpelloni, Capo dipartimento per le politiche antidroga presso la presidenza del Consiglio dei Ministri –”. Di cosa si tratta esattamente? “Si tratta di confezioni varie con diverse sostanze contenute all’interno, una diversa dall’altra. All’interno sono state trovate delle sostanze molto simili ai cannabinoidi, ma sintetiche poiché realizzate attraverso un processo chimico che le rende 4–5 volte più potenti dei cannabinoidi” .<br />
<em>Alessandro Dispoto</em></p>
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		<title>Stragi del sabato sera: come fermarle?</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 16:44:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Duemila</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[alcool]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
		<category><![CDATA[stragi sabato sera]]></category>

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		<description><![CDATA[Ogni fine settimana decine di giovani perdono la vita sulle nostre strade. 
Occorrono maggiori controlli e più prevenzione. Non solo alcool: un 
problema ben più grave è il consumo di stupefacenti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/incidente.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-518" title="incidente" src="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/incidente-150x150.jpg" alt="incidente" width="150" height="150" /></a>Gli incidenti stradali sono la principale causa di morte tra i giovani e nonostante l’impegno di istituzioni, enti, associazioni nessuno è ancora riuscito a risolvere questo drammatico problema, spesso causato da un pericoloso mix di velocità, stanchezza, alcool. Ed è proprio su quest’ultimo fronte che si è focalizzata l’attenzione negli ultimi anni: così, dalla possibilità di bere liberamente prima di mettersi alla guida si è passati all’imposizione del limite alcoolimetrico a 0,5 g/l e, di recente, alla proposta di abbassarlo a  0,2.  Neanche il tempo di far entrare in vigore questo limite che già si parla di portarlo a zero. L’opinione pubblica inizialmente era scettica sull’utilità degli etilometri; poi, piano piano, ci si è accorti che in realtà gli incidenti diminuivano e allora anche l’opinione pubblica, abbandonato l’iniziale scetticismo, ha cominciato a virare nell’altra direzione, arrivando addirittura ad invocare la tolleranza zero. Sulla carta, la tolleranza zero ha l’indubbio vantaggio di dissuadere le persone dal consumo di alcool prima di mettersi alla guida; tuttavia, nella pratica, rischia di essere  infranta spesso, con consapevolezza. Inoltre, come ha dichiarato il ministro Zaia, “chi guida ubriaco è un assassino, ma chi beve due bicchieri di vino non è un ubriaco”. Forse, più che la tolleranza zero, occorrerebbe investire su progetti e campagne volte alla prevenzione e all’educazione stradale e, soprattutto, occorrerebbero maggiori controlli: più posti di blocco, soprattutto durante il fine settimana – il periodo più a rischio per i giovani, spesso vittime delle  “stragi del sabato sera” –, e più pattuglie attrezzate di etilometri. Non solo. Un problema che viene ancora troppo spesso trascurato è il consumo di sostanze stupefacenti. Spinelli, pasticche e cocaina  sono ben più dannosi di un paio di bicchieri di vino. Eppure il “test del capello”, che consente di rilevare se una persona ha fatto uso di droghe, viene eseguito di rado, nella maggior parte dei casi solo in seguito a gravi incidenti. Anche se l’esame non è immediato come quello dell’etilometro, sarebbe forse opportuno eseguire controlli casuali: si potrebbe ad esempio prelevare il capello di una persona ogni tot fermate, per poi esaminarlo nei giorni successivi. Un sistema del genere non potrebbe essere utile nell’immediato, è vero, ma fungendo da deterrente potrebbe evitare tanti incidenti nel lungo periodo. Piuttosto che abbassare ulteriormente il limite alcoolimetrico, non andrebbero forse incrementati i controlli generalizzati e quelli contro l’uso di sostanze stupefacenti? Speriamo diventino queste le priorità.<br />
<em>Alex Menietti</em></p>
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		<title>C’è un mestiere nel mondo che non conosce crisi: quello del boia</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 16:41:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Duemila</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[pena di morte]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato il rapporto annuale di Amnesty International: almeno 2.390 le persone giustiziate e 8.864 quelle condannate a morte. Una ragazzina di 13 anni 
è stata (ingiustamente) accusata di adulterio e poi lapidata: la pena di morte è anche questo. In Europa solamente la Bielorussia esegue ancora condanne a morte. Tragico primato: nella Cina olimpica i tre quarti delle esecuzioni capitali. In Iran almeno 346 le persone giustiziate: tra queste, 8 erano minorenni al momento del reato. Stati Uniti: dal 1975 ad oggi 128 i condannati a morte rilasciati perché riconosciuti innocenti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/electric_chair1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-515" title="electric_chair1" src="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/electric_chair1-150x150.jpg" alt="electric_chair1" width="150" height="150" /></a>Aisha Ibrahim Duhulowa era poco più di una bambina: anche se la vita trascorsa nei campi profughi l’aveva segnata e ne dimostrava molti di più, in realtà aveva appena 13 anni. Ma la sua giovane età non ha impedito che lo scorso 27 ottobre fosse trascinata a forza in uno stadio di Chisimaio, città portuale del sud della Somalia, sepolta fino al collo e poi lapidata a morte con l’accusa di adulterio (fonte: Amnesty International). In realtà Aisha era stata rapita e stuprata da tre uomini e la sua “colpa” era  stata quella di denunciare le violenze subite alla milizia integralista islamica Shabab, che controlla Chisimaio, ingenuamente convinta che avrebbe avuto giustizia. Invece, per la milizia la sua denuncia è divenuta un’ammissione di colpa e Aisha è morta, lapidata, a 13 anni, entrando così a far parte delle statistiche sulla pena di morte che vengono diffuse ogni anno.<br />
Anche nel 2008 i boia hanno avuto molto da fare: da gennaio a dicembre sono state giustiziate almeno 2.390 persone in 25 Paesi, in media 7 al giorno, e sono state emesse almeno 8.864 condanne a morte in 52 Stati. è questo il quadro che emerge dal rapporto “Condanne a morte ed esecuzioni nel 2008” diffuso lo scorso 24 marzo da Amnesty International che, come ogni anno, ha fotografato la situazione della pena capitale nel mondo. Una situazione, ancora una volta, poco rassicurante, come testimoniano anche i dati relativi al primo trimestre 2009: tra gennaio e marzo sarebbero già oltre 160 le condanne a morte eseguite (un dato del tutto parziale visto che all’appello manca la Cina). Nonostante la risoluzione adottata a dicembre dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite che, basandosi su quella del 2007, ha ribadito la necessità per i Paesi che ancora ricorrono alla pena di morte di rispettare i diritti dei condannati a morte, di diminuire il numero dei reati capitali e di stabilire una moratoria in vista di una sua totale abolizione, e anche se il mondo sembra sempre più orientato in questa direzione (tanto che “solamente” 25 dei 59 Stati mantenitori hanno eseguito condanne nel 2008), Amnesty ammonisce che sono ancora troppe le  condanne che continuano ad essere emesse, molto sovente in seguito a processi iniqui, confessioni estorte con la tortura, condizioni detentive in aperta violazione dei diritti umani sanciti dai trattati internazionali. In molti Paesi, come Iran, Sudan o Arabia Saudita, continua a registrarsi un ricorso sproporzionato alla pena di morte nei confronti di persone povere o appartenenti a minoranze etniche o religiose e tra i reati capitali continuano ad annoverarsi l’adulterio, l’omosessualità o l’apostasia (rinuncia all’Islam).<br />
Come era già avvenuto negli anni precedenti, anche nel 2008 è nel continente asiatico che si è registrato il maggior numero di esecuzioni, seguito da Africa del Nord e Medio Oriente e, ancora una volta, cinque Paesi, da soli, hanno eseguito il 93% delle condanne capitali: Cina, Iran, Arabia Saudita, Stati Uniti e Pakistan.<br />
In Europa, invece, l’unico Paese che ancora esegue condanne a morte è la Bielorussia dove vige la massima segretezza sulla pena capitale, tanto che non vengono fornite informazioni – né ai condannati né tanto meno ai famigliari – sulla data dell’esecuzione o sul luogo di sepoltura. Si stima che siano almeno 400 le persone messe a morte dal 1991 e quattro quelle giustiziate nel corso del 2008. Anche se già nel 2004 la Corte costituzionale bielorussa aveva dichiarato che la pena di morte è in contrasto con la Costituzione e per questo va abolita, ad oggi manca ancora la volontà politica di intraprendere questo cammino tanto che nelle scorse settimane Amnesty è tornata nuovamente a chiedere al presidente Lukashenka di non indugiare oltre e di stabilire una moratoria immediata, commutando le condanne capitali in una pena detentiva.<br />
Ma è stata la Cina olimpica ad aggiudicarsi, ancora una volta, la maglia nera: secondo i dati raccolti da Amnesty vi sarebbero state almeno 1.718 esecuzioni (ossia il 72% del totale mondiale) e 7 mila condanne a morte.  Dati, questi, indubbiamente inquietanti e che potrebbero essere  per di più molto lontani dalla realtà: come in altri Paesi autoritari, anche in Cina la pena di morte continua ad essere coperta dal segreto di Stato e statistiche ufficiali non esistono o non vengono divulgate.<br />
Le notizie che trapelano sui giornali locali riguardano dunque solo una minima parte delle esecuzioni e il numero delle persone giustiziate, solitamente tramite fucilazione o iniezione letale sui cosiddetti furgoni della morte, potrebbe dunque essere molto più alto e avvicinarsi alle stime fornite da altre associazioni come Nessuno Tocchi Caino, secondo cui nei primi 9 mesi del 2008 Pechino avrebbe giustiziato almeno 5 mila persone. Poco si sa anche del traffico di organi espiantati ai condannati a morte (ovviamente senza il consenso del diretto interessato o dei suoi famigliari, visto che il corpo è proprietà dello Stato) e poi rivenduti: un business macabro che frutterebbe oltre 700 milioni di euro l’anno, ma che resta avvolto nel silenzio e nel mistero.<br />
Di certo, in Cina, vi è solo una cosa: neppure la torcia olimpica è riuscita a illuminare la condizione dei diritti umani.<br />
Critica la situazione in Iran dove sono state almeno 346 le persone giustiziate (con metodi che includono la lapidazione e l’impiccagione), tra cui 8 minorenni al momento del reato, e in Arabia Saudita dove le condanne a morte (eseguite solitamente tramite decapitazione pubblica seguita da crocifissione) sono state almeno 102. Per nulla confortanti anche le notizie che arrivano dall’Iraq dove sembra in atto un’allarmante escalation del ricorso alla pena capitale: a fronte delle 285 condanne a morte e delle 34 esecuzioni avvenute nel 2008, oggi sarebbero almeno 128 le persone “a rischio di esecuzione imminente”, tra cui alcune accusate di omosessualità, che potrebbero essere giustiziate, come annunciato dalle autorità, a gruppi di 20 a settimana.<br />
è invece diminuito il numero delle esecuzioni negli Stati Uniti, 37 (la maggior parte delle quali in Texas), il più basso degli ultimi 14 anni. Proprio dagli Usa arriva però un altro dato che dovrebbe far riflettere: nel corso del 2008 quattro prigionieri, precedentemente condannati a morte, sono stati rilasciati perché riconosciuti innocenti.<br />
E non si tratta di una novità: sono infatti già 128 le persone che, dal 1975, sono tornate in libertà dopo essere state condannate a morte. In tutti questi casi si era arrivati alla sentenza capitale dopo indagini poco accurate, processi iniqui, testimonianze o prove poco attendibili; molti dei condannati hanno dovuto trascorrere anni nel braccio della morte e arrivare ad un passo dalla sedia elettrica prima che emergessero nuove prove della loro innocenza. E a tutti coloro per cui tali prove sono arrivate troppo tardi chi renderà giustizia?<br />
Ciò non fa altro che confermare la fallibilità della pena capitale: qualsiasi sistema giudiziario può infatti incorrere in un errore che, nel caso della pena di morte, diventa fatale ed irreversibile.<br />
Eppure, nel mondo, vi è ancora chi è disposto a correre il rischio di condannare a morte e giustiziare una persona innocente, fermamente convinto che la pena capitale sia la giusta punizione e che possa servire da deterrente. Una tesi, quest’ultima, che non ha mai trovato riscontro nella pratica, anzi: è stato ampiamente dimostrato che la pena di morte non ha alcun effetto deterrente sul crimine e non esistono prove scientifiche che attestino che sia più efficace di altre punizioni.<br />
L’unica certezza, come ha recentemente dichiarato il Segretario generale di Amnesty International, Irene Khan, è che “la pena di morte è la punizione estrema. È crudele, inumana e degradante. Nel XXI secolo non dovrebbe esserci più posto per decapitazioni, sedie elettriche, impiccagioni, iniezioni letali, fucilazioni e lapidazioni”.<br />
Quante Aisha dovranno ancora essere lapidate prima che ci si accorga che non è con la violenza che si ottiene giustizia?<br />
<em>Lorenza Viotto</em></p>
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		<title>Grecia, là dove i partiti hanno saputo riguadagnare consensi</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 16:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Duemila</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tanto i partiti di destra quanto quelli di sinistra si sono riorganizzati sulla base delle esigenze degli elettori: e se accadesse anche nel nostro Paese?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/grecia.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-511" title="grecia" src="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/grecia-150x150.jpg" alt="grecia" width="150" height="150" /></a>In questi ultimi trent’anni la Grecia ha dovuto crescere, dal punto di vista politico, in due direzioni: nei rapporti tra i singoli partiti per creare una base comune, capace di far fronte alle esigenze di un Paese finalmente europeo e nei confronti dell’Europa, istituzione di riferimento e di sviluppo economico e sociale. Il Paese, seppur vittima di limiti storici e di ordine istituzionale ed economico, ha saputo rispondere bene… e non si è scomposto. E questo nonostante il suo sviluppo abbia registrato più di una battuta d’arresto. La politica ha sempre avuto come filo conduttore un confronto, che si è acuito negli ultimi anni, tra il Pasok e la Nea Democratia, il fronte socialdemocratico ed il centro–destra. Una sorta di bipolarismo che si è giocato e si è sviluppato in una sostanziale democrazia dell’alternanza in cui l’obiettivo principale era soprattutto l’attuazione di un programma che potesse concretamente fare da sponda per lo sviluppo sostanziale del Paese in una prospettiva europea. Più che tra partiti, il confronto è stato per anni tra “dinastie” che si sono alternate al governo per quarantacinque anni con la breve pausa della dittatura dei colonnelli (1967–1974): i Papandreu di vecchia tradizione socialista ed i Karamanlis di cultura conservatrice.<br />
Nonostante il forte astensionismo, i partiti minori non sono mai stati decisivi e le sorti della politica ellenica sono sempre state decise da questo dualismo che, portato all’estremo, ha a volte limitato il confronto aperto tra le parti.<br />
Oggi la Grecia resta comunque un punto di riferimento importante soprattutto in un’area, quella balcanica, in cui i Paesi recentemente affacciatisi alla democrazia stanno faticosamente conquistando spazio in un contesto di sviluppo politico a livello europeo. Il Paese, seppur alle prese con una grave crisi economica, rappresenta l’approdo ideale di quelle realtà appena uscite dalla crisi balcanica, la Serbia e le ex–repubbliche jugoslave in testa.<br />
Ed in Grecia, in un momento in cui in gran parte dei Paesi occidentali si sta ridefinendo il ruolo della politica e dei partiti, dei collettori di voti e nulla più, si è riscoperta l’idealità e l’identità politica, oggi più che mai importanti per ridefinire i confini della politica stessa. I partiti hanno guadagnato consensi tra i loro iscritti e questo nonostante il forte astensionismo che ha contraddistinto ogni passata elezione. Insomma: il partito è più “partito”, “dimensionato” sulle esigenze della gente, ma anche dello Stato. La Grecia, alla ricerca di un proprio spazio nel contesto mediterraneo, è un Paese che gioca tutta la sua capacità di intermediazione per far sì che si apra operativamente una realtà europea orientata alle nuove democrazie ed al sud dell’Unione. Idee abbastanza chiare, nonostante le difficoltà per portare a casa risultati importanti… con in mente un’idea di democrazia e di politica figlia dei pensieri di Alexandros Panagulis, fra i maggiori interpreti della politica e del pensiero politico europeo dell’ultimo cinquantennio.<br />
<em>Alessandro Giordano</em></p>
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		<title>Una sana alimentazione aiuta a vivere meglio e&#8230; più a lungo</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 16:28:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Duemila</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
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		<category><![CDATA[obesità]]></category>
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		<description><![CDATA[Carmelo Manganaro, specialista in Scienza dell’alimentazione e Cardiologia, spiega cosa mangiare e quanta attività fisica svolgere per godere di una buona salute]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/verdure.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-507" title="verdure" src="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/verdure-150x150.jpg" alt="verdure" width="150" height="150" /></a>In questi ultimi anni abbiamo assistito ad uno straordinario sviluppo della biochimica e della tecnologia e ad un allungamento della durata della vita media, ma senza una corretta prevenzione e terapia dietologica non è possibile evitare malattie in continuo aumento come l’obesità, il diabete di tipo 2, l’ipertensione o l’Alzheimer.<br />
Il dottor Carmelo Manganaro, specialista in Cardiologia, Radiologia e Scienza dell’alimentazione e autore di numerose pubblicazioni scientifiche, intervistato da Il Duemila, ha offerto alcuni consigli per la prevenzione delle malattie cardiovascolari e circolatorie e per una sana alimentazione.</p>
<p><strong>Dottor Manganaro l’obesità è una malattia molto diffusa: negli Stati Uniti il 33% della popolazione risulta obesa e stime recenti imputano alla sovralimentazione la morte di 280.000 persone l’anno. Quali consigli può dare per evitare questi pericoli?<br />
</strong><br />
L’obesità nasce da più fattori: da una alimentazione sbagliata ricca di grassi e da una scarsa attività fisica, innanzitutto, laddove una camminata quotidiana di 20/30 minuti può già considerarsi una buona attività fisica. Molte persone ignorano che un peso superiore al 20% del peso–forma porta ad un aumento generalizzato del rischio di mortalità del 20%, cui si sommano un aumento del 25% per mortalità coronarica, del 10% di mortalità per ictus e aumenta i rischi di diabete. A causa dell’obesità, il cuore è sottoposto ad un maggior lavoro, cui consegue un netto aumento del rischio coronarico.</p>
<p><strong>Nel linguaggio comune il termine “dieta” viene utilizzato per indicare le diete dimagranti: in realtà, se guardiamo all’etimologia della parola, essa deriva dal greco “dìaita”, “modo di vivere”. Quali cibi aiutano a mantenersi in forma e, di conseguenza, ad evitare l’obesità e i rischi ad essa connessi?</strong></p>
<p>La dieta è fondamentale per curare l’obesità: riducendo di 1.000 l’apporto calorico quotidiano si può perdere un chilogrammo a settimana. Spesso chi segue una dieta “fai da te” elimina totalmente i grassi e questo è sbagliato poiché anche i grassi, nella giusta misura, servono. La carenza di due grassi, indispensabili per la sintesi di sostanze vitali, le prostaglandine, detti essenziali poiché l’organismo dei mammiferi non riesce a sintetizzarli, l’acido linoleico (omega–6) e l’acido linolenico (omega–3), provoca la morte.</p>
<p><strong>Quanti tipi di grassi è possibili distinguere?</strong></p>
<p>Per non usare termini troppo tecnici, allo scopo di facilitare il lettore, possiamo dire che un’alimentazione ricca di grassi saturi come burro, cioccolato, olio di cocco, olio di palma, lardo, molte carni di allevamento determina un aumento del colesterolo nelle arterie e la formazione degli ateromi. I grassi polinsaturi e monoinsaturi, mandorle, noci, olive, avocado, oli vari, danno invece un grande senso di sazietà e hanno scarsa azione sulla formazione di colesterolo. è opportuno consumare 5 porzioni al giorno di verdura cruda e 3 di frutta poiché le fibre contenute nei vegetali offrono molti vantaggi per la dieta e non solo: aumentano il senso di sazietà, riducono il tasso di colesterolo nel sangue mantenendo in questo modo le arterie pulite, aiutano la peristalsi intestinale curando la stitichezza.</p>
<p><strong>Quali altri alimenti sono consigliabili per una corretta alimentazione? </strong></p>
<p>Altri alimenti consigliabili sono pane integrale, latte scremato, latte di soia, pesce, uovo sodo, carne magrissima preferibilmente bianca e per i condimenti si può usare una piccola quantità (2 cucchiai al giorno) di olio extravergine e pochissimo sale. L’attuale alimentazione umana è troppo ricca di sodio. Negli Stati Uniti sono stati effettuati vari esperimenti su topi sottoposti a dieta ipersodica, al 2%, simile alla dieta dei cittadini statunitensi: dopo 40 settimane (pari a 64 anni di vita dell’uomo) sono state riscontrate gravissime lesioni renali. I danni sono direttamente proporzionali al tasso di sale nella dieta e poiché il sodio è già contenuto in numerosi alimenti come gli insaccati, il pane, il formaggio, la carne, le verdure non è opportuno aggiungerne altro.</p>
<p><strong>Una giornata “tipo” per rimanere in forma e in buona salute?</strong></p>
<p>Al mattino thè, uno yogurt magro, 5 mandorle, caffè. A metà mattina uno spuntino a base di frutta fresca. A pranzo pesce con verdura condita con un cucchiaio di olio extravergine, un panino integrale e frutta. A metà pomeriggio uno spuntino a base di frutta o yogurt, 5 mandorle o albicocche secche. A cena carne bianca o rossa (la rossa 2 volte a settimana) con verdure, un panino integrale, frutta. In alternativa ad uno dei due pasti principali legumi o soia al posto della carne. Chi non ha problemi di peso può aggiungere 60 grammi di pasta integrale a pranzo 3 volte alla settimana.<br />
<em>Mariapia Reale</em></p>
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		<title>La sanità che verrà</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 16:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Duemila</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[sacconi]]></category>
		<category><![CDATA[sanità futura]]></category>

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		<description><![CDATA[Ammonta a 1 miliardo e 410 milioni l’accordo per la realizzazione del Piano Sanitario Nazionale 2009: tante le novità. Una tra tutte: i fondi sono vincolati 
agli effettivi risultati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/sacconi.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-504" title="sacconi" src="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/sacconi-150x150.jpg" alt="sacconi" width="150" height="150" /></a>Ammonta a un miliardo e 410 milioni di euro l’accordo approvato lo scorso 25 marzo dalla Conferenza Stato–Regioni per la realizzazione degli obiettivi prioritari del Piano Sanitario Nazionale per l’anno 2009 : “Questo Accordo – ha dichiarato il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio – è il risultato di una collaborazione intensissima con le Regioni e inaugura un nuovo percorso che sostituisce i grandi contenitori usati in passato con indirizzi precisi per l’utilizzo dei fondi”. Il finanziamento più importante, pari a 352 milioni di euro, andrà all’assistenza primaria cui è oramai riconosciuta la strategicità nel garantire una più efficace presa in carico dei nuovi bisogni di salute e assistenza e 10 milioni saranno destinati al progetto “Facilitazione della comunicazione nei pazienti con gravi patologie neuromotorie” quali la sclerosi laterale amiotrofica, le distrofie muscolari progressive, la sclerosi multipla, l’atrofia muscolare spinale o la locked–in syndrome. Alle cure palliative e alla terapia del dolore andranno invece 100 milioni (“la risposta assistenziale del Paese sulle tematiche riguardanti il dolore è ancora scarsa, lacunosa e disomogenea”) mentre altri 15 milioni saranno destinati agli investimenti per lo sviluppo della rete delle biobanche (10 milioni per la conservazione del “sangue da cordone ombelicale”, 2 milioni per il “materiale muscolo–scheletrico” e 3 milioni per il “materiale oncologico”). Il Piano Nazionale di Prevenzione, infine, beneficerà di un finanziamento pari a 240 milioni di euro.<br />
All’aumentata domanda di assistenza sanitaria da parte dei cittadini, che si manifesta anche attraverso un maggior ricorso alle strutture di Pronto Soccorso, l’accordo risponde con la richiesta alle Regioni di predisporre “progetti finalizzati a realizzare o potenziare lo sviluppo di modalità organizzative che consentano la riduzione degli accessi impropri nelle strutture di emergenza ed il miglioramento della rete assistenziale territoriale, quali ad esempio l’attivazione di Ambulatori per la gestione dei codici di minore gravità (codici bianchi) [...]; l’attivazione di Punti di Primo Intervento in aree territoriali disagiate o prive di presidi sanitari; l’attivazione di Presidi Ambulatoriali Distrettuali, gestiti dai medici di Continuità Assistenziale [...]”.<br />
Quello degli accessi impropri – il cui tasso annuo oscilla tra i 400 e i 450/1.000 abitanti – è un problema di vecchia data cui in passato si è tentato di ovviare introducendo strumenti quali la partecipazione alla spesa per i casi di minore gravità (il ticket sui codici bianchi); il metodo del “Triage” in cui ai pazienti viene assegnato, in base alla gravità delle lesioni riportate o del quadro clinico, un codice di urgenza/emergenza crescente o lo sviluppo, al fine di “orientare” le richieste di assistenza dei cittadini, di forme di associazionismo dei medici di medicina generale cui è stato riconfermato il delicato e importante ruolo di anello di congiunzione tra il paziente e il Servizio sanitario nazionale. Dovrebbe infatti spettare al medico di base la prescrizione di un qualunque esame diagnostico o di una visita specialistica: nella realtà dei fatti, però, accade spesso che il paziente si senta autorizzato a “saltare” questo passaggio e si rivolga direttamente alla struttura sanitaria più vicina o a quello che ritiene essere lo specialista che “fa al caso suo”, sostituendosi al medico nella valutazione del proprio reale bisogno sanitario.  Le decisioni assunte in seno alla Conferenza Stato–Regioni si muovono però lungo quella direttrice annunciata alcuni mesi fa dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi che chiedeva “un patto per la famiglia che accompagni il sistema delle cure verso un modello meno “ospedale–centrico” e una cabina di regia nazionale in cui anche i medici del territorio giochino un ruolo cruciale”.<br />
è ancora presto per comprendere appieno quanto e come cambierà il sistema della cure nel nostro Paese, ma la direzione in cui sembra muoversi (maggiore partecipazione dei medici di base e fondi vincolati alla effettiva realizzazione di progetti volti a “snellire” il sistema stesso) fa ben sperare.<br />
<em>Il Duemila</em></p>
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		<title>Gas e luce meno cari: prende il via la “stagione” dei ribassi</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 16:18:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Duemila</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difensore civico]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Ortis]]></category>
		<category><![CDATA[comprensibilità bollette]]></category>
		<category><![CDATA[risparmi per le famiglie]]></category>

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		<description><![CDATA[Le famiglie italiane risparmieranno 92 euro.
E sulla comprensibilità delle bollette qualcosa si sta finalmente muovendo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/ortis.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-500" title="ortis" src="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/ortis-150x150.jpg" alt="ortis" width="150" height="150" /></a>Le bollette dell’elettricità e del gas sono nuovamente calate. Dopo le riduzioni di inizio anno (-5,1% per l’elettricità e -1% per il gas, con un risparmio complessivo di 36 euro all’anno per la famiglia tipo), dal 1° aprile l’Autorità per l’energia elettrica e il gas presieduta da Alessandro Ortis ha stabilito una nuova diminuzione delle condizioni economiche di riferimento: -2% per l’elettricità e -7,5% per il gas. La spesa annuale diminuirà così di circa 9,4 euro per l’elettricità e di 83 euro per il gas naturale, con un risparmio complessivo di 92 euro.<br />
Continua inoltre la sensibile diminuzione del Gpl: dopo aver segnato &#8211; 14,2% ad inizio anno, il prezzo del gas di petrolio liquefatto è infatti ulteriormente calato del 5%, con una minore spesa di 35 euro. Le riduzioni delle bollette sono state rese possibili dal calo del prezzo del petrolio dal settembre 2008: “Per l’elettricità – ha dichiarato Ortis – questi positivi effetti si erano già tradotti in ribassi nel precedente aggiornamento”. “Particolarmente significativa – ha sottolineato il presidente – è l’attuale diminuzione dei prezzi del gas, il cui aggiornamento segue a distanza l’andamento dei prezzi elettrici, essendo i prezzi del gas collegati all’andamento delle quotazioni dei prodotti petroliferi nei 9 mesi precedenti”. La diminuzione delle bollette dell’elettricità e del gas non è l’unica novità: oltre al bonus elettrico, che prevede sconti medi del 20% circa per le famiglie disagiate ed un aiuto anche per gli ammalati obbligati ad utilizzare apparecchi elettromedicali salvavita, l’Autorità sta infatti adoperandosi per rendere operativo, entro giugno, un bonus gas, “con retroattività fino all’inizio del 2009” (fonte: Autorità per l’energia elettrica e il gas). L’Autorità, inoltre, nel perseguire le finalità per le quali è stata istituita (“garantire la promozione della concorrenza e dell’efficienza” nei settori dell’energia elettrica e del gas, nonché “assicurare adeguati livelli di qualità” dei servizi), ha approvato tre delibere che meritano una particolare attenzione: si tratta della ARG/com 148/08, della ARG/gas 155/2008 e della ARG/com 164/08. Con la delibera ARG/com 148/08 l’Autorità ha avviato un “procedimento finalizzato all’armonizzazione ed integrazione dei documenti di fatturazione”: «La sempre maggiore diffusione delle offerte dual fuel (ossia di quelle offerte che combinano la fornitura di energia elettrica e gas, ndr) – ha dichiarato Ortis –  ha reso necessario armonizzare la struttura ed i contenuti di tali documenti per garantire i medesimi livelli di trasparenza e di leggibilità nei due settori». «Il procedimento, che si completerà nel 2009, sarà sottoposto ad Analisi di Impatto di Regolazione – ha proseguito – e beneficerà dei contributi delle Associazioni dei consumatori e delle imprese di vendita, nonché degli stessi consumatori»: nulla traspare delle possibili novità che potrebbero essere introdotte, ma non possiamo che giudicare positivamente un provvedimento che si muove in un’unica direzione, ossia a favore del consumatore. Con la delibera 155 è stata invece prevista la graduale sostituzione degli attuali contatori del gas con strumenti elettronici in grado di essere teleletti mentre la 164 è andata a incidere sulla gestione dei reclami inviati dai clienti, prevedendo dei rimborsi automatici nei casi in cui la risposta non venga fornita entro il tempo massimo stabilito dall’Autorità.<br />
Un’unica voce stonata dal coro di quanti hanno accolto positivamente queste novità: quella della Cgil, secondo cui “non è una svolta”.<br />
<em>Alessia La Cavera</em></p>
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		<title>L’Italia dei Faraoni</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 16:16:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Duemila</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sprechi & privilegi]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Forbice]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Costa]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Mazzuca]]></category>
		<category><![CDATA[I faraoni]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel documentatissimo libro–inchiesta di Giancarlo Mazzuca e Aldo Forbice, la mappa delle mille caste che popolano il Belpaese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/faraoni1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-497" title="faraoni1" src="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/faraoni1-150x150.jpg" alt="faraoni1" width="150" height="150" /></a>Uno dei colleghi più simpatici che ho conosciuto alla Camera è Giancarlo Mazzuca, già direttore de il Resto del Carlino e de Il Giorno e responsabile dell’economia a il Giornale.<br />
Mazzuca sembra una persona bonaria e affabile che, di fronte a un piatto di cappelletti (lui è romagnolo), cede sempre a più miti consigli. Poi leggi il libro “I Faraoni – Come le mille caste del potere pubblico stanno dissanguando l’Italia” (Piemme editore), scritto a quattro mani con Aldo Forbice, il conduttore della famosa rubrica radiofonica Zapping, e scopri un altro personaggio: un “segugio” che non molla mai l’osso ed è pronto a denunciare tutte le magagne di un’Italia che non va, dove i costi della politica, alimentati da sprechi e privilegi, continuano a lievitare a dismisura.<br />
Se Stella e Rizzo, nel loro fortunatissimo libro, hanno soprattutto preso di mira la casta romana, Mazzuca e Forbice hanno spostato il tiro denunciando le tante caste che ci sono in Italia.<br />
C’è la casta dei consiglieri regionali che prendono prebende anche da defunti (in Veneto) e organizzano viaggi pagati con la scusa di riscoprire antiche civiltà scomparse (Liguria).<br />
C’è la casta dei baroni universitari che continua a prosperare all’insegna del “crescete e moltiplicatevi” (un solo esempio: in Italia vi sono 37 corsi di laurea con un solo iscritto).<br />
C’è la casta del cinema e del teatro, con spettacoli mediocri che, come idrovore, continuano ad assorbire contributi statali.<br />
C’è la casta delle associazioni dei consumatori che sono talvolta fantomatiche e si arrogano, spesso e volentieri, servizi e compiti che potrebbero essere svolti più efficacemente dagli uffici legali.<br />
C’è la casta dei giudici dei Tar che, oltre ai normali stipendi, percepiscono principeschi compensi (anche di milioni di euro) per arbitrati di  poco rilievo.<br />
C’è la casta dei sindacalisti che percepiscono fior di stipendi per fare un altro lavoro con un costo complessivo per il sistema–Paese (tra distacchi sindacali e altro) di almeno due miliardi di euro l’anno: come non approvare la crociata del ministro Brunetta che cerca finalmente di metter ordine?<br />
In tutta la miriade di faraoni e faraoncini, Mazzuca e Forbice indossano volentieri i panni dei fustigatori e lanciano il loro j’accuse: sarà la volta buona per cambiare finalmente qualcosa?<br />
<em>Enrico Costa</em></p>
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		<title>Banche: come districarsi</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 16:12:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Duemila</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difensore civico]]></category>
		<category><![CDATA[banche]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Giornale ha deciso di pubblicare una “guida pratica” per individuare l’istituto più adatto alle esigenze di ogni cittadino: mutui e carte di credito gli argomenti in primo piano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/banche.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-494" title="banche" src="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/banche-150x150.jpg" alt="banche" width="150" height="150" /></a>“L’Italia è uno dei Paesi con il più alto risparmio pro-capite, non sempre però le famiglie dedicano alla gestione del denaro il tempo e l’attenzione necessaria. Il primo passo è spesso la scelta della banca cui affidare i risparmi, chiedere il mutuo per acquistare casa o con cui pianificare gli investimenti”: è scaturita da queste considerazioni la decisione de il Giornale di redigere una “guida pratica per individuare l’istituto più adatto a seconda delle necessità di ciascuno”.<br />
Sottoscrivere un mutuo è “un atto impegnativo, da affrontare in primo luogo in base al reddito familiare – sottolinea il Giornale – e scegliendo con grande attenzione tra le tipologie disponibili sul mercato, a partire dalle soluzioni a tasso fisso e da quelle a tasso variabile. Complice l’ultimo taglio al costo del denaro deciso dalla Banca centrale europea e la discesa dell’Euribor ai minimi storici, i mutui a tasso variabile sono quelli che nell’immediato offrono una convenienza maggiore”, ma occorre considerare la durata del finanziamento perché, superata la recessione, il costo del denaro aumenterà e con esso l’importo della rata. In quale misura il bilancio familiare risentirebbe di un aumento della rata legata al nuovo (e più elevato) costo del denaro?<br />
Tasso fisso o tasso variabile: come scegliere? Rivolgersi a più istituti di credito e valutare le diverse offerte aiuterà a comprendere quale sia la soluzione migliore.<br />
Esistono diversi tipi di carta di credito: tradizionale, prepagata o “revolving”. “La carta di credito tradizionale è una scelta sicura: in caso di uso illecito l’emittente è obbligato a riaccreditare la somma al titolare mentre se la tesserina viene rubata o smarrita, il danno si limita a un massimo di 150 euro fino al blocco della carta. è bene controllare sempre attentamente l’estratto conto verificando gli addebiti; se non sono corretti, vanno contestati”.<br />
Anche se poco diffuse nel nostro Paese, le carte “revolving” rappresentano la soluzione per quanti desiderano rateizzare e dilazionare i pagamenti.<br />
Carta di credito: sì o no? Se sì, occorre considerare innanzitutto il Tan (il tasso di interesse puro applicato ad un finanziamento) e soprattutto il Taeg (indica il costo effettivo del finanziamento), la quota annua, i costi di incasso delle rate e di invio dei rendiconti.<br />
Le carte di credito più diffuse sono le prepagate: non occorre essere titolari di un conto corrente, garantiscono l’anonimato nell’acquisto e le si può ricaricare anche a distanza e di quanto si desidera. I “contro” sono quelli relativi agli oneri di attivazione, alle spese di ricarica e alle commissioni (piuttosto elevate) nel caso in cui si utilizzi la prepagata per il prelievo di contante.<br />
Rivolgersi a più banche e valutare più offerte, diffidare di chi promette investimenti dal tasso di rendimento stratosferici: sono queste le cose più importanti da ricordare quando ci si rivolge ad un istituto di credito. Il buon senso, in questo caso più che in altri, è forse l’arma migliore per non correre inutili e pericolosi rischi.</p>
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		<title>Costa designato “Difensore  del Cittadino” del PdL</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jul 2009 16:04:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Duemila</dc:creator>
				<category><![CDATA[Difensore civico]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[civico]]></category>
		<category><![CDATA[difensore del cittadino]]></category>
		<category><![CDATA[PdL]]></category>
		<category><![CDATA[Raffaele Costa]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo scorso 24 aprile l’Ufficio di Presidenza del PdL ha approvato alla unanimità la designazione del presidente uscente della Provincia di Cuneo alla guida della neonata struttura]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/costa_seduto.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-490" title="costa_seduto" src="http://www.ilduemila.com/wp-content/uploads/2009/07/costa_seduto-150x150.jpg" alt="costa_seduto" width="150" height="150" /></a>“L’Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà, riunitosi a Roma, in via del Plebiscito, ha approvato all’unanimità l’istituzione dell’Ufficio del Difensore Civico del PdL e ha chiesto a Raffele Costa di presiederlo”: lo ha reso noto un comunicato dell’ufficio stampa del PdL. Immediata la risposta del diretto interessato che ha dichiarato: «Prendo atto con interesse della nota dell’Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà con la quale vengo designato responsabile dell’Ufficio nazionale del Difensore del cittadino. Sono convinto che questo ufficio debba soprattutto contribuire ad aiutare chi ha problemi con la burocrazia della Pubblica amministrazione, con i cosiddetti “marchesati” e con gli enti pubblici e privati che erogano servizi. Il nostro Paese è infatti caratterizzato da una burocrazia imperante fondata su svariate migliaia di leggi, decreti legge, regolamenti e di testi unici: questi provvedimenti condizionano notevolmente la vita dei cittadini, delle famiglie, delle aziende, della società nel suo complesso, degli stessi enti pubblici. Avvierò al più preso un tavolo di concertazione invitandovi a partecipare esponenti della politica, dell’amministrazione, dei sindacati, dell’impresa e delle associazioni dei consumatori».<br />
Una sorta di “ritorno alle origini” per il presidente uscente della Provincia di Cuneo, già Difensore del Cittadino nel 2001, e antesignano nella tutela dei diritti di quanti restano imbrigliati nelle maglie della burocrazia che tanto condiziona il nostro Paese. A breve verranno avviate la fase organizzativa e di strutturazione del neonato ufficio cui daremo ampio spazio sui prossimi numeri de Il Duemila, ma l’invito a scriverci o a telefonarci per fornire ogni suggerimento riteniate utile e necessario affinché il Difensore civico svolga appieno la funzione cui è stato chiamato, ossia di tutela del cittadino, è fin d’ora aperto.<br />
Vi rimandiamo a pagina 29 per gli indirizzi cui far pervenire i vostri suggerimenti.</p>
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